Le opere di don Didimo Mantiero



Sarà aperta dal 30 marzo al 7 aprile nella chiesa di San Giovanni in piazza Libertà a Bassano l'esposizione "Vogliamo tutto. 1968-2018", la mostra itinerante presentata al Meeting di Rimini dello scorso anno e portata a Bassano dalle Scuole Paritarie San Giuseppe con la collaborazione del Comune dei Giovani, della Scuola di Cultura Cattolica e da Gioventù Studentesca di Bassano. Sarà un'occasione per rileggere quel periodo storico controverso evidenziandone luci e ombre, senza trascurarne, quindi, anche gli esiti contraddittori sia dal punto di vista culturale che sociale.
La mostra sarà accessibile dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 19:00 con possibilità di guide su prenotazione (per prenotare una guida, contattare lo 0424.509820 o il 328.7167540).
L'inaugurazione si terrà sabato 30 marzo, nella sede della mostra alle ore 18:00 e interverrà il dottore e professore di Storia Contemporanea Pietro Bongiolatti.
L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Bassano del Grappa.


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Oggi, se succede qualcosa nel mondo, non solo lo sappiamo in tempo reale, ma viviamo in un contesto di eccesso informativo che sempre più spesso, anziché aiutarci a farci un’idea chiara e a dare un giudizio su un determinato episodio, ci complica le cose. I media e chi li dirige e li governa, in questo senso, hanno delle enormi responsabilità, poiché la scelta della notizia da dare e a quanto risalto darle è loro esclusivo appannaggio. Sulle notizie, o sulle mezze notizie quando non addirittura sulle bugie, infatti, con una certa frequenza vengono imbastite campagne di stampa e di opinione che investono il pubblico e finiscono con il fare cultura. Un solo episodio a titolo di esempio: a metà febbraio è stata diffusa da tutti i mezzi d’informazione la notizia che Gianluca Rana, figlio del più famoso Giovanni patron dei tortellini e attuale dirigente dell’azienda di famiglia, era stato condannato per aver dato del “finocchio” a un dipendente. Ancora oggi, se si digita il suo nome su Google, i primi risultati che compaiono dopo la sua biografia sono i titoli dei giornali che rilanciano la notizia. Purtroppo però le cose non sono andate così, e a premurarsi di farlo notare c’è stato solo Filippo Facci sul quotidiano Libero, che ha rimesso le cose in ordine spiegandone i dettagli. Resta il fatto che nell’immaginario collettivo Gianluca Rana resterà un omofobo discriminatore e verrà ricordato per questo.

Ma oggi, allora, è possibile raggiungere la verità attraverso i media? È la domanda alla quale ha voluto rispondere Sergio Belardinelli, professore di Sociologia all’Università di Bologna, durante la conferenza tenuta per la Scuola di Cultura Cattolica lunedì 4 marzo dal titolo “L’uomo, i media, la verità”. “La verità che viene raccontata dai giornali è ‘possibile’, cioè non può essere completa”, ha esordito Belardinelli. Il motivo è legato al fatto che chi racconta una certa cosa non può non può fare a meno costitutivamente di filtrare quell’esperienza secondo i suoi valori, le sue idee, i suoi giudizi. Se quando si parla di “verità di ragione” il contrario di “vero” è “falso” (chiunque sostenesse che un triangolo ha 5 lati verrebbe a ragione considerato un pazzo), le cose cambiano nel caso di “verità di fatto”, che riguarda la storia degli uomini e la società. “Il contrario della verità di fatto non è il falso – ha quindi spiegato – ma è la menzogna intenzionale”. Il problema dei media, quindi, non è tanto il “pluralismo degli sguardi”, ma il fatto che in più di qualche occasione si usi la menzogna per far valere le proprie ragioni.

“Fino a 20 anni fa più informazione significava più libertà, controllo della realtà, più conoscenza. Oggi non siamo più sicuri che sia così”. Una delle prime cause, secondo Belardinelli, è che “i mezzi di comunicazione non sono più soltanto mezzi nelle nostre mani, ma siamo passati dall’usare il telefono per chiamare qualcuno a chiamare qualcuno per poter usare il telefono”. Il cellulare è diventato ciò che media il nostro rapporto con la realtà al punto che “uno pensa che la rappresentazione della realtà venga prima della realtà stessa. I cellulari sono diventati gli ‘a priori’ che regolano il nostro rapporto con ciò che ci circonda”.

Un discorso analogo si potrebbe fare per il mondo dei social network: “al loro esordio si riteneva che si stessero creando nuove piazze digitali che avrebbero aperto nuovi spazi di democrazia”. Invece si è creata una situazione di autoreferenzialità che gli studiosi chiamano “camere dell’eco”: le informazioni circolano, ma vengono selezionate attraverso algoritmi grazie ai quali ad un utente vengono sottoposte solo notizie che a lui potrebbero interessare o che si riferiscono alla sua esperienza e alle sue abitudini. Così “è come essere di fronte a gente che se la canta e se la suona. La democrazia non avrebbe da guadagnare da una rete fatta così”.

La soluzione non sta nella censura, come alcuni ipotizzano, me nell’educazione: “certi problemi si risolvono nelle scuole e nelle famiglie, tornando alla verità delle cose”. Oggi, però, chi parla più di verità? Non c'è forse parola più screditata e più svuotata di significato. Non sostenerla, tuttavia, sarebbe un errore grave: “escludere la verità dal discorso pubblico significa aprire alla dittatura della maggioranza – ha concluso Belardinelli –. La partita si gioca tornando a parlare non di media, ma di ciò che vogliamo essere noi”.



Sono stati definiti i turni del campeggio estivo organizzato dal Comune dei Giovani. Per informazioni ed iscrizioni è necessario rivolgersi ai contatti indicati nel volantino.


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Famiglia e vita sono state al centro del primo incontro del ciclo primaverile della Scuola di cultura cattolica, che ha visto come relatore il domenicano p. Giorgio Carbone. L’intervento di p. Carbone ha preso le mosse dalla constatazione che tutta la rivelazione biblica è un “mistero nuziale”. “Quando noi siamo chiamati ad esistere – ha affermato – siamo chiamati a partecipare a questo mistero” e non deve stupire che proprio su tale disegno di amore si concentri l’opera distruttiva del Maligno: da qui i continui attacchi alla famiglia e alla vita degli ultimi decenni.

Uno dei grandi meriti dell’enciclica Humanae Vitae di Papa Paolo VI è quello di aver rivelato quale sia il disegno di Dio  sull’amore coniugale, che è una “manifestazione in cui lui e lei vivono il disegno sponsale che Dio ha sull’umanità”.

E quali sono i fini del matrimonio? La generazione dei figli e la comunione degli sposi, dice il catechismo di Pio X. Il fine più alto del sacramento del matrimonio, ha aggiunto Carbone, è la santità dei coniugi. La metafora più appropriata è quella della donazione: “tu ti dai tutto per sempre. L’amore totale, volontario e incondizionato non contempla condizioni (temporali o legate alla contingenza)”. L’amore coniugale, perciò, è “totale, fedele e fecondo”. L’aspetto della fecondità, della maternità e della paternità, sono centrali in Humanae Vitae: Paolo VI parla di “procreazione”, che è cosa diversa dalla “riproduzione”. Procreare significa che i genitori compartecipano consapevolmente con Dio alla creazione, che è una missione altissima.

“Donazione di sé e procreazione – ha proseguito – sono inscindibili dall’atto di unione”: se si ammette la contraccezione, e quindi se si sgancia l’atto di unione dalla sua finalità procreativa, “non si avranno più argomenti per contrastare la fecondazione artificiale, l’infedeltà, la fornicazione, l’aborto, il divorzio, la denatalità, l’omosessualità”. Sta qui il carattere profetico di Humanae Vitae che ha dato il titolo all’incontro.

La diffusione della mentalità contraccettiva non è priva di conseguenze per le stesse donne, in prima battuta. Essa rischia infatti di trasformare l’unione da una “societas di amore” a una unione strumentale finalizzata alla riproduzione, perciò il primo rischio è che l’uomo inizi a considerare la donna uno strumento, un mezzo.

È importante che la Chiesa parli di temi legati alla legge naturale, ha poi precisato p. Carbone rispondendo a una domanda del pubblico, perché essa non è una legge fisica. “La legge morale non è una l’azione conseguente di fenomeni, ma è la ragionevolezza pratica nel cogliere dei beni la cui realizzazione consiste nel perfezionamento dell’uomo. Siccome la Chiesa si occupa di salvare l’uomo, tutto l’uomo, allora si occupa anche di temi legati alla morale naturale”.

Perché la Chiesa oggi parla pochissimo delle vite perdute nella fecondazione artificiale? “Il card. Biffi sosteneva che contro l’insipienza umana siamo disarmati. Si parla d’altro per non guardare la realtà: su 100 embrioni che vengono prodotti in vitro ne arrivano al parto, se va bene, in 6 e gli altri finiscono nel lavandino”.

Padre Carbone ha concluso evidenziando come la stessa Humanae Vitae sia stata contestata, a suo tempo. Alcune Conferenze episcopali la osteggiarono, altre la sostennero. Tra i sostenitori vi furono, ad esempio, i cardinali Albino Luciani e Karol Wojtyla. “In molti uomini di Chiesa però c’è la tendenza alla mondanizzazione, ad andare al passo con il mondo anziché seguire Cristo”.



Lunedì 4 febbraio riprendono gli incontri mensili organizzati dalla Scuola di Cultura Cattolica. Sono diversi i temi che l’associazione guidata da Francesca Meneghetti ha voluto mettere all’ordine del giorno: «rifletteremo su tematiche che hanno animato il dibattito culturale di quest’ultimo periodo – è il commento della Presidente – per la ricorrenza di alcuni anniversari celebrati nell’anno che si è appena concluso».

A dare il via al ciclo di conferenze sarà, lunedì 4 febbraio, il domenicano p. Giorgio Carbone, che rileggerà l’attualità e il valore di Humanae Vitae di Papa Paolo VI, «una delle encicliche più contestate e incomprese della storia della Chiesa, ma quantomai profetica e anticipatrice delle derive dei nostri tempi in tema di vita, sessualità e famiglia». Il riferimento al testo di Papa Montini sarà l’occasione per commentare gli accadimenti che hanno caratterizzato la più recente attualità in materia di tutela della vita (si pensi, ad esempio, a quanto accaduto in questi giorni nello stato di New York, dov’è stato approvato una legge che consente di effettuare l’aborto fino al nono mese di gravidanza, eliminando quindi qualsiasi limite temporale all’età del feto).

Lunedì 4 marzo sarà invece la volta del prof. Sergio Belardinelli, docente di Sociologia all’Università di Bologna e membro della giuria del Premio Internazionale alla Cultura Cattolica, che analizzerà il delicato e dibattuto rapporto tra i mezzi di comunicazione e la loro adesione alla realtà e alla verità dei fatti in un incontro dal titolo “L’uomo, i media, la verità”.

Infine, lunedì 1 aprile, sarà a Bassano Michele Brambilla, giornalista, direttore della Gazzetta di Parma e autore del celebre libro L’eskimo in redazione. Brambilla, la cui conferenza si intitolerà “È vietato vietare. Storia e società di oggi alla luce del ‘68”, rifletterà su quanto della nostra società attuale sia ancora il prodotto dell’impostazione culturale mutuata dagli stravolgimenti vissuti durante il ‘68. «La serata – commenta Francesca Meneghetti – si collegherà alla mostra Vogliamo tutto. 1968-2018, esposta a Bassano del Grappa dal 29 marzo all’8 aprile 2019 a cura di Comunione e Liberazione».

Tutti gli incontri sono aperti al pubblico e si terranno alle ore 20 nella sala congressi dell’Hotel Palladio a Bassano.


È diventata ormai una tradizione consolidata quella della S. Messa ai piedi della Madonna del monte Caina che ogni 1° gennaio viene celebrata da un gruppo sempre più nutrito di amici delle Opere di don Didimo Mantiero.
Così è stato anche martedì, quando diverse decine di persone sono salite - chi a piedi, chi in auto - fino al Caina per iniziare il 2019 invocando la protezione della Madonna di Fatima accompagnati da fra' Dario Zardo.
Un momento significativo che ci ricorda quale dev'essere l'orientamento del nostro cuore durante tutto l'anno.


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Un libro nato dall’esigenza di presentare in modo analitici il magistero di Papa Francesco. Ha spiegato così il giornalista Andrea Tornielli la genesi del volume scritto a quattro mani con Pier Paolo Saleri (dirigente del Movimento Cristiano Lavoratori) e intitolato “Il denaro non governa - Politica, economia e ambiente nel pensiero sociale di Papa Francesco” (Piemme, 178 pp., 17,50 €), presentato a Bassano lunedì 3 dicembre scorso. La Dottrina sociale della Chiesa, questa sconosciuta, verrebbe da dire, visto che lo stesso Pontefice tre anni fa presentando l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium l’ha definita “il quarto segreto di Fatima”.

Si può così constatare che il Pontefice “si inserisce nella tradizione e non dice nulla di diverso dai suoi predecessori”. “Lui ha solo alzato il dito e ha chiesto se è possibile andare avanti con questo sistema politico e finanziario”, ha proseguito il vaticanista. Lo stesso Pio XI, ad esempio, parlava di “imperialismo internazionale del denaro” nell’enciclica Quadragesimo Anno e indicava le vie per uscire dalla terribile crisi del 1929. Il punto è che “viviamo in un tempo in cui al centro del sistema non c’è l’uomo, come dovrebbe essere, ma proprio il denaro, “che è diventato un idolo”. “Una volta la politica poneva degli obiettivi e la finanza cercava le soluzioni – ha concluso – oggi invece è il contrario”. Perciò è lecito “porsi una domanda sul sistema senza limitarsi a dire che è un problema di moralità del singolo”. D’altra parte, lo stesso Giovanni Paolo II parlava di “strutture di peccato”.

Secondo Pier Paolo Saleri c’è anche un problema di comprensione delle parole di Papa Francesco. Nel suo discorso all’ONU del 2015, ad esempio, nei grandi circuiti mediatici “non è passato il centro del suo discorso”, che è andato direttamente ai nodi delle questioni sottolineando la necessità di avere attenzione per i Paesi in via di sviluppo che rischiano di trovarsi “asfissiati” da sistemi creditizi iniqui, spesso creati proprio da “organismi che sono espressione dell’ONU, come il Fondo Monetario Internazionale”. L’approccio del Pontefice è duplice, ha spiegato Saleri: egli non nasconde l’apprezzamento per organizzazioni che dovrebbero avere l’obiettivo di promuovere l’armonia tra le nazioni, ma allo stesso tempo “ha il coraggio di andare al centro delle istituzioni e di richiamarle al loro compito quando si distaccano dalle logiche originarie che le hanno fatte nascere”. E come non notare le parole forti che Francesco ha utilizzato in questi anni condannando la “colonizzazione ideologica” del gender o il dramma dell’aborto.

Il Papa non si è risparmiato nemmeno quando ha parlato di Europa, non esitando a dire che essa “non è libera”. L’economia dell’Europa, ha dichiarato Francesco, “non è limpida, legata al territorio, è liquida. La finanza è il virtuale contro il reale. Siamo caduti nell’ideologia del denaro e ci è caduta anche l’Europa”.



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«Apprezzamento per l’impegno nella diffusione del pensiero cattolico dell’identità cristiana, quale occasione per un più originale contributo offerto nell’edificazione di una società più umana e fraterna, consapevole dell’eredità ricevuta per la realizzazione del tempo presente». Sono le parole con le quali Papa Francesco ha inviato le sue congratulazioni ad Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, che ha ricevuto ieri sera la il trentaseiesimo Premio Internazionale Cultura Cattolica, assegnatole per rendere onore al suo impegno nel diffondere e approfondire l’eredità spirituale di Romano Guardini.

Tante le persone presenti e numerose le personalità che hanno accettato l’invito a prendere parte all’evento.

Nel suo saluto la presidente della Scuola di Cultura Cattolica Francesca Meneghetti, ricordando le radici culturali dell’associazione e il loro radicamento nell’insegnamento del fondatore don Didimo Mantiero e nella sua affermazione «Voglio fare di me un Uno», ha ripreso un passo di mons. Luigi Giussani («io sono Tu che mi fai»), che come proprio in Guardini trovava un solido riferimento intellettuale ed educativo.

Un collegamento con Guardini ripreso anche dal Sindaco di Bassano Riccardo Poletto, che ha sottolineato che, come il suo maestro, anche la prof.ssa Gerl-Falkovitz «ti parla insieme con la testa e con il cuore, un cuore non sentimentalista ma ben formato».

L’educazione, il rapporto con i giovani, la visione cristiana del mondo e il futuro dell’Europa sono alcuni dei temi affrontati dalla premiata rispondendo alle domande del giornalista Roberto Righetto.

«Già nel 1923 nel suo primo semestre berlinese egli disse che l’”Amore è al tempo stesso profondo rispetto. Non compromette, non domina, non violenta, ma serve l’altro. La miglior opera dell’amore è condurre l’altro verso la libertà vera”», ha esordito Gerl-Falkovitz.

Ripercorrendo gli anni bui del dominio nazista, regime dal quale Guardini venne ridotto a lunghi anni di silenzio, la filosofa tedesca ha ribadito l’importanza di valorizzare il concetto di persona: «Nell’arte greca Guardini vide una prima liberazione del uomo, di chi non è più costretto nelle forze naturali del cosmo. Quest’arte incomparabile ha sviluppato un nuovo “divino” concetto del corpo umano». Ma il Vangelo si è fatto portatore di una novità: «ogni persona ha un valore non limitato da ragioni secondarie, ha un valore in se stessa. Allora un nazionalismo brutale, o populismo che dir si voglia, è un passo indietro a una società precristiana o primitiva».

Guardando al presente, inoltre, si può intravvedere lo sguardo che avrebbe Guardini sulla situazione attuale del Vecchio Continente: «Guardini è anche un pensatore della misura, del possibile, della realtà, come sappiamo: un pensatore dell’opposizione polare. Anche il popolo è un valore, anche la patria ha bisogno di cure. E le capacità finanziarie e culturali di un paese rappresentano limitazioni reali. Se l’Europa vuole dare una prospettiva ai migranti non deve attirarli con illusioni soltanto finanziarie, senza volerli integrare realmente anche nella propria cultura, nella lingua, nell’accettazione sincera dei diritti umani inclusi i diritti della donna». Da qui la proposta di guardare a lui come a un “Patrono dell’Europa” culturale e spirituale, accanto agli altri sei patroni: Benedetto di Norcia, Cirillo e Metodio, Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein. «In effetti – ha concluso la premiata – egli rappresenta la migliore cultura europea, la sua forza di pensare, la sua densa relazione col mondo, la sua concezione della divinità nell’umanità».

Ma che cosa significa oggi proporre una visione del mondo cristiana (katholische Weltanschauung), quella che Guardini stesso definiva «l’incontro della fede cristiana con il mondo, lo sguardo di Cristo sul mondo»? Il compito della Weltanschauung è lo stesso Guardini ad individuarlo, ha spiegato Gerl-Falkovitz: «non solo guardare ciò che è, ma indovinare ciò che ancora non è; uno sguardo nel futuro e la guarigione del mondo con questo sguardo, perché dall’incontro con l’uomo salvato il mondo si salva e si realizza qualcosa che non è ancora stato. La Weltanschauung cristiana prepara una nuova creazione». Il «divenire dell’uomo nuovo è realizzato dall’uomo insieme a Dio; è certamente operato da Dio, ma all’interno del vivo volere e operare dell’uomo, cioè della sua fede», ha commentato.

«Guardini era un educatore per la verità, che deve essere il primo valore, prima dell’amore. Senza verità l’amore diventa “senza denti”, romantico, un valore mobile in una soggettività individuale». Nella sua opera “Lo spirito della liturgia” Guardini intitola un capitolo “Il Lògos prima dell’Éthos”: «così – ha concluso la premiata – egli si dimostra un maestro dell’auto-educazione: prima di agire o di amare viene la cognizione della verità e della realtà».



È iniziato nel nome di Romano Guardini l’incontro di questa mattina tra il Sindaco di Bassano Riccardo Poletto e la prof.ssa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, che questa sera alle 20:30 al Teatro Remondini riceverà il 36° Premio Internazionale Cultura Cattolica. La premiata, infatti, ha fatto dono al primo cittadino di una cartolina con un’invocazione redatta in occasione dell’inizio del processo di beatificazione del teologo e filosofo italo-tedesco.

Impressionata dalla bellezza della città di Bassano, Gerl-Falkovitz si è complimentata con il Sindaco e ha ringraziato i responsabili della Scuola di Cultura Cattolica per l’onore di ricevere il Premio. «Bassano è bellissima, ma d’altra parte l’Italia è stata nei secoli maestra della Germania nella cultura, nell’arte, nell’architettura», ha commentato.

«Siamo noi ad essere onorati della sua presenza» ha risposto Poletto, che ha poi chiesto all’ospite di lasciare alla città un messaggio di saluto. «Speriamo che l’Europa resti viva nello spirito cristiano», ha scritto la professoressa come auspicio.

«Tra gli insegnamenti che ci lascia Guardini due sono particolarmente importanti», ha poi commentato rispondendo alle domande dei giornalisti presenti. «Uno è quello dell’importanza dell’autoeducazione», e in secondo luogo Guardini ci ha portato a riflettere sul fatto che «la bellezza del mondo è un’epifania di Dio». La speranza di Gerl-Falkovitz è che con la beatificazione di Guardini il mondo della cultura riceva un impulso per parlare in un modo nuovo di Cristo, con più attenzione alla vitalità e alla bellezza della proposta cristiana, che deve recuperare anche il valore del concetto di verità, oggi messo in seria discussione da un «intenso nemico», ossia il relativismo. «Ma avrò modo questa sera di parlare più diffusamente dell'argomento», ha concluso scherzando con i presenti.



È tutto pronto per la consegna del 36° Premio Internazionale Cultura Cattolica, che la Scuola di Cultura di Bassano consegnerà venerdì sera, alle 20:30 al Teatro Remondini, alla studiosa tedesca Hanna-Barbara Gerl_Falkovitz, direttrice scientifica dell’opera omnia di Edith Stein e responsabile dell’edizione italiana dell’opera completa di Romano Guardini, del quale è tra i maggiori conoscitori a livello internazionale al punto da esserne considerata l’erede intellettuale e la figlia spirituale.

«La Giuria del Premio Internazionale Cultura Cattolica – scrive nella motivazione il prof. Lorenzo Ornaghi – è onorata e lieta di premiare Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, che con intelligenza e passione propone alla cultura dell’Europa la katholische Weltanschauung, quale criterio di vita personale e collettiva, quale comprensione della realtà odierna nelle sue insicurezze ma anche nelle sue positive opportunità, quale costruzione ragionevole e aspettativa fiduciosa di un domani che è già parte costitutiva del tempo in cui viviamo».

Un riconoscimento, quindi, per l’impegno della filosofa tedesca nel promuovere una visione del mondo cattolica che ha come fondamento il criterio della verità, come ha lei stessa affermato in una recente intervista al quotidiano online lanuovabq.it: «La verità è la verità indipendentemente dal nostro consenso o meno. Oggi abbiamo una schiacciante affermazione dell’amore e della misericordia sia in ambito religioso che in ambito sociale. Ma senza la verità – l’analisi veritiera della situazione – l’amore diventa sdentato e sentimentale. Il primo orientamento di Guardini è con “cose” e “fatti”, con la realtà (contro i sogni di romanticismo e utopia), nell’etica come nella religione».

Di Guardini, della sua opera, della sua influenza sulla cultura e sul pensiero e del senso di riproporre una visione del mondo cristiana la prof.essa Gerl-Falkovitz parlerà durante la cerimonia di consegna del Premio, nella quale risponderà alle domande del giornalista di Avvenire Roberto Righetto.

La prof.ssa Gerl-Falkovitz giungerà a Bassano nella giornata di giovedì, e venerdì alle ore 11 presso in Municipio riceverà il saluto ufficiale del Sindaco Riccardo Poletto a nome di tutta la cittadinanza.

Alla serata parteciperanno personalità del mondo accademico, politico ed ecclesiale. Hanno confermato la loro presenza, oltre ai membri della Giuria del Premio, l’Arcivescovo emerito di Ferrara e Comacchio mons. Luigi Negri, il Sindaco Riccardo Poletto, il Presidente della Compagnia delle Opere Bernard Scholz, l’Assessore regionale Manuela Lanzarin.

L’evento è patrocinato dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Vicenza, dalla Città di Bassano del Grappa, dall’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa ed è sostenuto da Centroveneto Bassano Banca.

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