Le opere di don Didimo Mantiero



Sabato 17 ottobre a Lonigo si è tenuta la  III Giornata Nazione della Dottrina sociale della Chiesa promossa dal Coordinamento Nazionale Justitia et Pax per la Dottrina Sociale della Chiesa (del quale anche la Scuola di Cultura Cattolica fa parte), dall'Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân e dal quotidiano online La Nuova Bussola quotidiana. Abbiamo il piacere di segnalare, a questo link, la lectio magistralis tenuta da mons. Giampaolo Crepaldi sull'attualissimo tema "Liberare l'economia dalle ideologie. Un pressante invito della Dottrina Sociale della Chiesa". Alla prolusione di mons Crepaldi è seguita una tavola rotonda su "I nodi della contingenza economica, la vita e la famiglia" e nel pomeriggio una discussione aperta tra i partecipanti sullo stato attuale e sulle prospettive della Dottrina Sociale.


Domenica 27 settembre i soci della Scuola di Cultura Cattolica sono stati chiamati a votare per il rinnovo del Consiglio Direttivo dell'associazione. Al termine delle consultazioni sono risultati eletti Noemi Alessio, Antonio Artuso, Daniele Artuso, Fabio Battaglia, David Bozzetto, Luciana Labinaz, Sandro Lunardon, Andrea Mariotto, Roberto Maso, Francesca Meneghetti e Alberto Scalco. I componenti del nuovo Consiglio, che resterà in carica per il prossimo triennio, hanno quindi eletto al loro interno il Presidente della Scuola di Cultura Cattolica, e hanno confermato per il secondo e ultimo mandato la Presidente uscente, Francesca Meneghetti.
"Abbiamo ormai 40 anni alle spalle", ha commentato, e "dobbiamo salvaguardare l’unità, guardando tutti nella stessa direzione". Nel 2021, infatti, la Scuola di Cultura Cattolica si appresta a celebrare i suoi primi 40 anni di vita. "Che il Signore ci aiuti a coinvolgere gli altri intorno a noi - è stato l'augurio finale della Presidente - spero di avere sempre l’umiltà che richiede il mio ruolo".


Il ciclo d'autunno degli incontri organizzati dalla Scuola di Cultura Cattolica sta per iniziare: si partirà lunedì 12 ottobre con un incontro con i giornalisti Tommaso Scandroglio e Lorenzo Bertocchi sul tema del politicamente corretto, mentre nel mese di novembre - lunedì 9 - conosceremo la testimonianza di Enzo Piccinini, del quale è stata avviata la causa di beatificazione, dalla voce del figlio Pietro (giornalista) e dell'amico Giampaolo Ugolini.
E non dimenticate l'appuntamento con Antonia Arslan, Premio Cultura Cattolica 2020, venerdì 20 novembre!


Giovedì 17 settembre l'assemblea dei soci dell'Associazione Filodrammatica del Comune dei Giovani, realtà che conta 5 compagnie teatrali dai giovanissimi agli adulti, ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo e il nuovo Presidente, che resteranno in carica per i prossimi 3 anni. I nuovi consiglieri eletti sono Tobia Fietta, Christian Niero, Jonathan Bizzotto, Brenno Bonamigo e Luca Alessio. A sostituire l'uscente Marco Fietta, invece, è stato eletto come nuovo Presidente Matteo Bozzetto (nella foto), giovane di 33 anni con trascorsi sia da attore che da regista nell'associazione.
Auguriamo a tutti un proficuo lavoro!






Nella seduta di martedì 15 settembre il Consiglio delle Opere (CdO) ha ringraziato e salutato Gianni Artuso, membro dell'organismo fin dalla sua fondazione 23 anni fa in qualità di responsabile de La Dieci, che si è congedato per raggiunti limiti d'età. Il Presidente Gabriele Alessio gli ha rivolto parole di ringraziamento per l'amicizia e la collaborazione di tutti questi anni e gli ha consegnato a nome di tutti una pergamena con una citazione di S. Alfonso Maria De' Liguori.
Alla riunione era presente anche don Giuseppe Bonato, assistente del Comune dei Giovani dal 2004, che a giugno di quest'anno ha celebrato il 50° anniversario di sacerdozio. Don Giuseppe ha guidato la riflessione iniziale del Consiglio ricordando i suoi inizi da giovane sacerdote e lasciando tre indicazioni particolari: conservare un certo "afflato rivoluzionario" (fare le cose che ci vengono chieste con grande impegno e con la massima convinzione), meditare sempre la Parola di Dio e conservare la passione per la lettura e lo studio. Anche a "don Beppino" sono stati consegnati dei doni, tra i quali una statuetta in legno di San Giuseppe.


Domenica 6 settembre si sono svolte le elezioni del Comune dei Giovani, grazie alle quali ogni anno l'associazione rinnova il Consiglio direttivo. Nei prossimi giorni verranno ufficializzati gli incarichi (i "ministeri") che sono stati assegnati a ciascuno per l'annata 2020-21; intanto, però, il primo passaggio è stato effettuato, ed è l'elezione del Sindaco. Tra i 17 eletti, per il secondo anno Nicola Angelini è stato confermato alla guida dell'associazione. Buon lavoro e buon divertimento, Nicola!


Andrà a una scrittrice tra le più celebri il 38° Premio Internazionale Cultura Cattolica. A ricevere il riconoscimento sarà infatti Antonia Arslan, l’autrice del best-seller La masseria delle allodole, un libro che oltre ad un immediato consenso di pubblico e critica ha ottenuto numerosi premi letterari ed ha visto anche una trasposizione cinematografica da parte dei fratelli Taviani. L’opera parla delle vicende della famiglia Arslanian, vittima del tragico e spietato genocidio degli Armeni che si è consumato nel 1915 e che ha portato all’eliminazione di un milione e mezzo di persone da parte del governo nazionalista dei “Giovani Turchi”, facendo così scomparire ogni traccia di una popolazione cristiana la cui identità e tradizione erano legate alla terra armena da duemila anni.

La produzione letteraria di Antonia Arslan è significativa: le sue opere sono state tradotte in più di venti Paesi nel mondo. È stata docente di Letteratura moderna e contemporanea all’Università di Padova (tra le sue prime pubblicazioni vi è un Invito alla lettura di Dino Buzzati).

“Il premio assegnato quest’anno valorizza una scrittrice di fama internazionale, che ha narrato la storia di uno dei più antichi popoli cristiani”, è il commento di Francesca Meneghetti, presidente della Scuola di Cultura Cattolica. “Antonia Arslan ha dato un contributo fondamentale alla conoscenza della storia armena in Italia, ed è tutt’ora un riferimento di spicco del mondo culturale: in molte occasioni ha dato una coraggiosa testimonianza di fede, senza cedere al politicamente corretto. Le sue opere, pur descrivendo il dramma del genocidio armeno e le sue terribili conseguenze, non hanno mai smesso di lanciare messaggi di speranza e di cercare la bellezza, in tutte le sue forme.”

La cerimonia di conferimento del Premio si terrà a Bassano del Grappa (VI) venerdì 20 novembre alle ore 20:30 presso il Teatro Remondini.



Lunedì 27 luglio alle ore 19 si terrà una veglia delle sentinelle in piedi proprio a Bassano, in piazza Libertà, il giorno in cui il pericoloso ddl Zan-Scalfarotto dovrebbe essere presentato alla camera. È un momento storico decisivo per il nostro Paese, e per la libertà nostra, sia personale che associativa. Invitiamo tutti a partecipare!


Quest'anno, a causa della pandemia, non ci è possibile ritrovarci tutti a Rubbio per una giornata come abbiamo fatto negli scorsi anni. Desideriamo però incontrarci comunque, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie, per ritrovarci prima della pausa di agosto. Partecipanti alle attività, responsabili, familiari e simpatizzanti: vi aspettiamo sabato 18 luglio.
Tutte le indicazioni sono nel volantino pubblicato, a presto!




Non deve diventare illecito dire la verità. La legge Zan "contro l'omofobia" è inaccettabile

Dichiarazione del Coordinamento Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa

 

La proposta di legge Zan mira a punire coloro che esprimano forme di intolleranza nei confronti delle persone ad orientamento omosessuale, transessuale o bisessuale. Essa riprende e sviluppa la proposta di legge Scalfarotto già presentata nelle precedenti legislature. Su queste finalità della proposta di legge facciamo tre valutazioni di merito.

Alla base di questa legge c’è quanto Benedetto XVI chiamava “tolleranza negativa”, la quale, secondo lui, avrebbe preparato la strada a nuove forme di totalitarismo: “La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa”. Tolleranza negativa comporta per esempio di non ammettere che si dica in pubblico che la famiglia è solo quella naturale tra uomo e donna per non essere intolleranti verso altre forme di famiglia. Vorrebbe anche dire di impedire di affermare in pubblico che la vera sessualità umana è quella tra uomo e donna per non discriminare altre forme di esercizio della sessualità. Quando questo venisse disposto per legge diventerebbe illecito dire la verità. Non solo la Chiesa cattolica non potrebbe più proporre gli insegnamenti biblici in materia, ma ogni cittadino non potrebbe più fare riferimento ad una natura umana eticamente normativa, ad una verità fonte di divieti morali assoluti, ad un ordine delle cose che richiede di essere rispettato. Non si vieterebbe solo la libertà di esprimere una opinione ma quella di dire la verità. Essa lederebbe direttamente la libertà di espressione, religiosa e di insegnamento, ma soprattutto eliminerebbe il fondamento stesso, oltre che l’esercizio, della libertà, ossia la verità, senza della quale la libertà diventa pura opinione infondata.

Ogni legge è espressione della pubblica autorità. Questa è legittimata ad attribuire un valore pubblico a taluni comportamenti solo se promuovono il bene comune. Quando una legge disciplina normativamente una qualche realtà comportamentale o relazionale anche la riconosce come meritevole di tutela giuridica in quanto ordinata al bene comune. Il bene comune è infatti il fine ultimo e vero dell’autorità politica, quello che anche la legittima. Stabilito questo fondamento dell’attività politica e giuridica, occorre poi chiedersi quale debba essere il criterio con cui l’autorità politica può procedere a riconoscere o non riconoscere pubblicamente determinati comportamenti. Il criterio in questione è quello della natura dell’uomo e dell’ordinamento naturale e finalistico della convivenza sociale. Questa non è, infatti, frutto di convenzione, di decisione volontaristica del potere o di semplice prevalenza di voti ma è connaturata con la natura umana e con la sua naturale socialità, intesa non come una inclinazione soggettiva polivalente e indifferente ai contenuti ma come espressione di un fine pienamente umano da raggiungere. Ogni negazione dell’ordine naturale delle relazioni umane ordinate al bene è da considerarsi una forma di violenza.

Una volta stabiliti questi criteri fondamentali, ne risulta che non ogni comportamento sessuale è meritevole di disciplina e tutela pubblica, ossia di passare dalla forma dell’esercizio de facto alla forma dell’esercizio riconosciuto come buono dall’autorità politica perché utile o addirittura indispensabile al bene comune. Una volta accolto sul piano politico il principio che ogni atteggiamento sessuale ha il diritto di transitare dal piano fattuale al piano del riconoscimento pubblico, si perderà qualsiasi possibilità di dire di no ad atteggiamenti come la pedofilia, l’incesto, la poligamia/poliandria (magari nella versione post-moderna del poliamore) o l’utero in affitto che purtroppo il sistema giuridico di qualche Paese ha già contemplato come diritti. Quando viene a mancare il criterio, la deriva negativa è inarrestabile.

Alla base della legge Zan c’è quindi un errore politico, un errore etico e un errore antropologico. Viene fatta coincidere la dignità della persona con l’espressione di una libertà intesa come autodeterminazione priva di criteri ossia priva di ragioni. L’autorità politica non può fare propria una simile concezione, perché il principio di autodeterminazione assoluta è dissolutivo della coesistenza sociale, della politica e del diritto. Se la politica dovesse riconoscere e tutelare qualsiasi forma di autodeterminazione individuale rinuncerebbe alla propria natura e legittimerebbe qualsiasi percorso. La dignità della persona sta nella sua essenza di uomo, essenza che diventa normativa anche per la sua libertà. La politica non dovrebbe accettare e fare proprio, proponendolo così anche come esempio politicamente tutelato, un esercizio sistematico della libertà contrario alla normatività che promana dall’essenza dell’uomo stesso. Ciò equivarrebbe a dividere la libertà dal bene da cui invece è sostanziata.

2012: doppio anniversario

Il volto più vero - NUOVA EDIZIONE