Le opere di don Didimo Mantiero

In occasione della XXXIII edizione del Meeting dell’amicizia tra i popoli organizzato da Comunione e Liberazione, che si svolgerà a Rimini dal 19 al 25 agosto 2012, avremo a disposizione uno spazio per allestire una mostra sulla nostra realtà.

La mostra, a cura del Consiglio delle Opere di don Didimo Mantiero, sarà intitolata:

Voglio fare di me un UNO. L'esperienza educativa di don Didimo Mantiero

In occasione della XXXIII edizione del Meeting dell'amicizia tra i popoli organizzato da Comunione e Liberazione, che si svolgerà a Rimini dal 19 al 25 agosto 2012, avremo a disposizione uno spazio per allestire una mostra sulla nostra realtà.

L'idea di questa mostra nasce dal desiderio di presentare l'esperienza del Comune dei Giovani, e più in generale la realtà delle Opere di don Didimo Mantiero, che da 50 anni si pongono come una delle possibili vie per rispondere all'esigenza di educazione in cui versa il mondo oggi. Già negli anni 60, mentre era in pieno corso la ricostruzione post-bellica, il giovane prete vicentino aveva intuito che il tema dell'educazione sarebbe stato il punto chiave della crescita dei giovani in seno alla Chiesa. La sua non è stata solo un'intuizione, ma l'edificazione di un progetto unitario e completo che attraverso la preghiera e la formazione sapesse preparare i giovani ad essere testimoni cristiani nella vita di tutti i giorni.

II mondo fisico è quello che è, ma il mondo degli uomini è quello che fanno gli uomini.
Gli animali si muovono sulle leggi dell'istinto, gli uomini sulle idee che hanno in testa.
Le idee non si vedono, non si toccano, sono concetti astratti, difficili a concepirsi e ancora di più ad essere capiti.
Ma costituiscono il midollo spinale dell'umanità.
E se le idee sono sane, ne uscirà un mondo sano; se sono guaste ne uscirà un mondo guasto.
Come la terra ha i suoi tempi per ricevere i vari semi e nessun contadino semina il frumento in agosto, così la mente umana ha i suoi tempi per la divulgazione delle idee.
L'adolescenza e la gioventù sono il tempo giusto. Più tardi, a trent'anni, l'uomo poco o niente istruito è già poco o tanto inquinato.
È vero, molta gente scrive e parla della gioventù, ma lo fa come se si trattasse di una cosa ora utile, ora fastidiosa, ora dannosa. E intanto la gioventù, quella vera che ci cresce intorno, non ha più dove posare la «testa»; non nella famiglia e meno ancora nella società. Attinge tutto da agglomerati acefali, da cinema e da spettacoli non sempre puliti.
Piangere sopra tanta rovina non serve. Meglio è lavorare ma in modo consono, adeguato.
Il Comune dei Giovani è uno dei modi adeguati.
I giovani vivono nel loro ambiente di famiglia; frequentano le scuole dello stato, le officine del paese e la chiesa della parrocchia.
Tutto nasce dalla loro libera scelta, non solo i giochi e le loro iniziative.
Anche i dirigenti, sindaco e ministri se li fanno loro, con le elezioni di ogni anno.
Per costruire un mondo nuovo non bastano i mezzi materiali.
I sistemi dell'occidente e dell'oriente stanno mostrando quel che valgono per il progresso civile, culturale e sociale, per la pace fra gli uomini. I soldi fin che ci sono i ladri, valgono poco.
Gli slogan di libertà e uguaglianza, finché la gente si lascia portare in piazza dove attende la «ghigliottina», contano niente.
Ci vogliono pane e idee. Di queste cose ha bisogno la gente.
Cittadini così non nascono, non crescono come i funghi nel bosco. Bisogna crearli.
È questo quello che si propone il Comune dei Giovani.

Così scriveva don Didimo parlando della sua principale opera educativa, Il Comune dei Giovani appunto. Un'esperienza ecclesiale che si autogoverna attraverso funzioni ed incarichi che richiamano il modello della democrazia comunale. Un itinerario di educazione alla fede che ha come frutto una mentalità cristiana esercitata nelle responsabilità culturali, sociali e politiche. Soggetti e protagonisti i giovani dai 15 ai 30 anni, capaci di vivere senza fratture e ribellioni nella sequela degli adulti che li hanno preceduti e che vivono oggi, questi adulti, un'esperienza più matura e compiuta nella Scuola di Cultura Cattolica.

Una costellazione di attività, il cui senso risiede nell'intento di educare alla dimensione del tutto e nell' insegnare la responsabilità dell'unità e del bene comune. Tutto questo si può riassumere nella straordinaria frase di don Didimo, titolo della mostra: "voglio fare di me un UNO"!

A sostenere tutta questa struttura un adeguato impianto di preghiera (che si esprime in particolar modo nell'esperienza de "La Dieci") e formazione cristiana.

La presenza al Meeting di Rimini del 2012 è quindi anche l'occasione per festeggiare questi primi 50 anni di educazione cristiana di tanti giovani alle pendici del Monte Grappa e il 100° compleanno di don Didimo.

 

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