Le opere di don Didimo Mantiero



La Terra Santa è un fazzoletto di terra, ma storicamente ha sempre rivestito un’importanza strategica per la sua posizione. Ai tempi di Gesù, essendo un crocevia delle rotte di merci e persone che arrivavano dall’Africa, dall’Asia e dall’Europa rappresentava davvero il centro del mondo. Dal punto di vista religioso, inoltre, è il luogo scelto da Dio per incarnarsi ed entrare nella storia degli uomini. Non c’è solo la geopolitica, quindi, ma c’è una tradizione millenaria nella quale le vicende dei popoli si sono intrecciate e stratificate. Da queste considerazioni è partito don Stefano Vuaran durante l’incontro “Terra Santa: i luoghi di Cristo tra storia e attualità” tenutosi lunedì 16 ottobre presso l’hotel Palladio e organizzato dalla Scuola di Cultura Cattolica.

Specializzato in Scienza Bibliche e Archeologia presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, don Vuaran ha ricordato che ci sono stati diversi momenti nella storia di questi luoghi in cui hanno regnato la tolleranza e il rispetto reciproco, come ad esempio durante il primo periodo arabo (dal 636 al 1099 circa) al termine del quale iniziano a verificarsi lotte e conflitti che porteranno alla distruzione del Santo Sepolcro, all’inizio delle Crociate – che infatti nascono come movimento di liberazione dei luoghi santi –, all’inizio della missione francescana nel 1217. Da quel momento la presenza dei frati si è consolidata progressivamente fino all’istituzione della Custodia di Terra Santa a metà del XIV secolo.

Oltre alle necessarie premesse storiche, ha aggiunto, è determinante avere presente come si sono radicati nel tempo i tre diversi livelli di identità che oggi caratterizzano le genti che popolano la Terra Santa: c’è un primo livello in base al quale le popolazioni si distinguono “in base all’appartenenza etnica” dividendosi in ebrei e arabi, un secondo livello di nazionalità data dal passaporto e in questo caso si parla di israeliani e palestinesi, e un ultimo livello religioso in base al quale convivono nello stesso lembo di terra le tre grandi religioni ebraica, musulmana e cristiana. Un contesto estremamente articolato che ha avuto un momento di svolta con il Piano di partizione della Palestina di fine 1947 (approvato con la famosa risoluzione ONU del 1948) che prevedeva la creazione dello Stato di Israele e dello Stato di Palestina, “ma in realtà nasce solo il primo”, dando inizio a una serie di rivendicazioni sfociate nei decenni in momenti di fortissime tensioni che hanno anche avuto dei momenti di relativa tregua, ma purtroppo “la guerra attuale ha precluso la possibilità di una pace a breve termine. La speranza è che gli uomini di buona volontà si rendano conto che i tentativi di male come gli attacchi terroristici restano senza frutto e generano solo altro male”. Senz’altro quello di sabato 7 ottobre, ha commentato don Vuaran, “rappresenta un attacco terroristico in pieno stile Al Qaeda” ma se c’è una speranza di vera pace essa passa non per attacchi e rappresaglie, ma per un’educazione: “Lo stesso card. Pizzaballa ripete che la pace inizia dalle scuole” e da un percorso nel quale i due popoli in guerra imparino a tollerare la presenza dell’altro senza delegittimarsi a vicenda e smettendo di crescere le nuove generazioni nell’odio per il vicino.

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