"Continuate nella vostra opera consapevoli che la vostra testimonianza è importante". Il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol ha salutato così gli aderenti alle Opere don Didimo Mantiero che domenica 19 giugno hanno partecipato alla S. Messa celebrata per ricordare gli anniversari che nel 2021 e nell'anno in corso hanno coinvolto le tante realtà nate dalle intuizioni di don Didimo. Con lui sull'altare anche tanti sacerdoti che nel tempo hanno conosciuto e apprezzato le Opere.
Nella sua omelia mons. Pizziol ha esordito citando un'espressione molto cara a don Didimo, "voglio fare di me un Uno, che era un’espressione che va capita per come lui l’ha proposta. Non vuol dire il primo, non vuol dire l’unico, vuol dire essere unito a Cristo, trovare l’unità totale della sua persona in Cristo. E infatti lo dice: per essere un Uno bisogna guardare a quell’Uno fatto uomo, Gesù Cristo, che per noi è Via, Verità e Vita e incontrare quell’uomo genera in noi la missione, cioè l’apertura verso gli altri".
Un'unità che con l'avvento del "pensiero debole" si è frammentata, come uno specchio che se prima restituiva l'immagine della persona nella sua interezza, oggi riflette singoli pezzi. In un contesto del genere, "è faticoso per gli adulti, lo è anche per me come vescovo, ricomporre questi frammenti e portarli a unità. Don Didimo aveva capito questo; anche se ai suoi tempi c’erano delle ideologie forti, aveva capito l’importanza dell’unità della persona e per questo ha lavorato".
Il pane e il vino offerti nel sacrificio a Melchisedec raccontato nella liturgia di ieri hanno offerto lo spunto per ribadire qual è "il sacrificio perfetto: è quello compiuto da Gesù, che vuol dire la donazione totale della vita. Sangue e vino stanno per la totalità della sua vita. E allora questo è chiesto ai cristiani, e la nostra identità – essere Uno – è nella misura in cui siamo capaci in Cristo e con Cristo di donare la nostra vita per gli altri". E sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci mons. Pizziol ha evidenziato come Gesù provochi i suoi discepoli dicendo «voi stessi date loro da mangiare». Così "don Didimo ha sentito questo richiamo di Gesù, questo comando di Gesù – voi stessi date da mangiare – e lui soprattutto nei confronti dei giovani ha trovato tre ceste nelle quali ha posto questo pane e il nutrimento per gli altri". Delle ceste che il nostro fondatore ha riempito con ciò che per lui era indispensabile:
 la preghiera, la formazione e la responsabilità.
La preghiera è ben rappresentata da La Dieci: "
don Didimo ha fondato tutto su questa esperienza di 'dieci' che vogliono dare se stessi nella preghiera, nel sacrificio, nella donazione della vita per cooperare alla salvezza portata da Cristo". Come sappiamo dai suoi diari, egli talvolta bussava al tabernacolo prima di iniziare a pregare. "Sembra un’espressione molto da fanciullo, ma cosa voleva dire? Tutto quello che faccio e tutto quello che sono è nel rapporto con Gesù eucaristia. Questo è il rapporto fondamentale che dava senso e quindi dei suoi tre pilastri (io le ho chiamate ceste piene di pani) viene prima di tutto la preghiera, che è fondamento", ha spiegato.
Importante il contributo anche in termini di formazione, che don Didimo "ha organizzato per primo in diocesi in maniera organica e progressiva" e infine la responsabilità. "Aveva intuito la Chiesa 'nel' mondo contemporaneo, non la Chiesa 'e' il mondo contemporaneo, come se fossero due realtà diverse. La nostra chiesa è 'nella' società - ha detto il vescovo - e anche l’idea di un sindaco del Comune dei Giovani, dei ministri che sono realtà civili, sono portate all’interno della Chiesa come segno di responsabilità effettiva nello sport, nella preghiera, nelle relazioni con gli altri".
In chiusura, mons. Pizziol ha sottolineato l'importanza del collegamento con la Chiesa e della consapevolezza che la realtà associativa in cui si cresce sia sempre un mezzo educativo e non il fine del proprio impegno, "che è sempre il Regno di Dio". Il Comune dei Giovani, ha concluso, è "un mezzo prezioso che lo Spirito Santo ha suggerito a don Didimo".
Al termine della celebrazione il Vescovo si è trattenuto per un aperitivo con tutti i presenti e per un pranzo con i responsabili delle Opere.