Le opere di don Didimo Mantiero



Riproponiamo una sintesi dell'intervento del presidente Gabriele Alessio durante la riunione del Consiglio delle Opere di martedì 18 gennaio

Il 2022 sarà l’anno del 60° del Comune dei Giovani, l’anno del 40° del Premio Cultura Cattolica e, pochi forse lo ricordano, dei 25 anni del Consiglio delle Opere. Il primo “regolamento” costitutivo è infatti del dicembre 1996 e la prima riunione è dell’inizio del 1997.

Erano trascorsi pochi anni dalla morte di don Didimo, nel 1991, e si stabilì di dare vita al CdO perché fosse un organismo collegiale, e non un singolo, a farsi garante dell’eredità spirituale ed educativa del nostro fondatore. Così, ancora oggi, il CdO riunisce tutti i presidenti delle nostre attività, il Sindaco e il segretario del CdG e dei membri eletti e nominati per supportare e per fare da “punto di unità” per tutte le realtà del movimento.

La nostra, infatti, è come una galassia e tanto più è grande la galassia tanto più forte, compatto, ne deve essere il centro, che è appunto il Consiglio delle Opere. Come ha spiegato recentemente don Alessio Albertini nell’incontro per il 60° del Calcio, lui come assistente del Centro Sportivo Italiano, deve verificare, garantire, che ogni gruppo o sezione riconosca e rispetti i principi ispiratori dell’associazione. Così era per noi quanto avevamo l’assistente (don Didimo prima e, per qualche anno in seguito anche don Antonio Gonzato): l’assistente era il sacerdote, l’adulto, l’educatore, il garante del rispetto in ogni nostra associazione dei principi ispiratori e fondanti del CdG. Per questo motivo, l’assistente aveva da statuto anche un diritto di veto con il quale intervenire laddove vedesse che quei principi ispiratori non erano rispettati.

Il CdO è come un giardiniere o un contadino, che puntella e sostiene la pianta perché cresca dritta, ne pota i rami perché si sviluppi armonica e porti più frutto. Organizza le colture, studiando come metterle e dove metterle, perché tutte abbiamo il loro spazio e godano delle condizioni ottimali; egli sa annaffiare e concimare quando serve, toglie le erbacce per ottenere sempre i prodotti migliori.

Il CdO è come un direttore d’orchestra che dirige le voci e i vari strumenti perché, seguendo tutti lo stesso spartito, possano insieme interpretare nel miglior modo possibile l’opera che è stata loro affidata.

2012: doppio anniversario

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