Le opere di don Didimo Mantiero



La presentazione della mostra sul Comune dei Giovani e sul carisma del suo fondatore che sarà presente alla prossima edizione del Meeting per l'Amicizia fra i popoli di Rimini.
"II mondo fisico
è quello che è, ma il mondo degli uomini è quello che fanno gli uomini.

Gli animali si muovono sulle leggi dell'istinto, gli uomini sulle idee che hanno in testa.
Le idee non si vedono, non si toccano, sono concetti astratti, difficili a concepirsi e ancora di più ad essere capiti.
Ma costituiscono il midollo spinale dell'umanità.
E se le idee sono sane, ne uscirà un mondo sano; se sono guaste ne uscirà un mondo guasto.
Come la terra ha i suoi tempi per ricevere i vari semi e nessun contadino semina il frumento in agosto, così la mente umana ha i suoi tempi per la divulgazione delle idee.
L'adolescenza e la gioventù sono il tempo giusto. Più tardi, a trent'anni, l'uomo poco o niente istruito è già poco o tanto inquinato.
È vero, molta gente scrive e parla della gioventù, ma lo fa come se si trattasse di una cosa ora utile, ora fastidiosa, ora dannosa. E intanto la gioventù, quella vera che ci cresce intorno, non ha più dove posare la «testa»; non nella famiglia e meno ancora nella società. Attinge tutto da agglomerati acefali, da cinema e da spettacoli non sempre puliti.
Piangere sopra tanta rovina non serve. Meglio è lavorare ma in modo consono, adeguato.
Il Comune dei Giovani è uno dei modi adeguati.
I giovani vivono nel loro ambiente di famiglia; frequentano le scuole dello stato, le officine del paese e la chiesa della parrocchia.
Tutto nasce dalla loro libera scelta, non solo i giochi e le loro iniziative.
Anche i dirigenti, sindaco e ministri se li fanno loro, con le elezioni di ogni anno.
Per costruire un mondo nuovo non bastano i mezzi materiali.
I sistemi dell'occidente e dell'oriente stanno mostrando quel che valgono per il progresso civile, culturale e sociale, per la pace fra gli uomini. I soldi fin che ci sono i ladri, valgono poco.
Gli slogan di libertà e uguaglianza, finché la gente si lascia portare in piazza dove attende la «ghigliottina», contano niente.
Ci vogliono pane e idee. Di queste cose ha bisogno la gente.
Cittadini così non nascono, non crescono come i funghi nel bosco. Bisogna crearli.
È questo quello che si propone il Comune dei Giovani."

Così scriveva don Didimo Mantiero parlando della sua principale opera educativa, Il Comune dei Giovani appunto. Un’esperienza ecclesiale che si autogoverna attraverso funzioni ed incarichi che richiamano il modello della democrazia comunale. Un itinerario di educazione alla fede che ha come frutto una mentalità cristiana esercitata nelle responsabilità culturali, sociali e politiche.
Una costellazione di attività, il cui senso risiede nell’intento di educare alla dimensione del tutto e nell’impegno di insegnare la responsabilità dell’unità e del bene comune. Tutto questo si può riassumere nella straordinaria frase di don Didimo, titolo della mostra: “Voglio fare di me un UNO”!
Soggetti e protagonisti i giovani dai 15 ai 30 anni, capaci di vivere senza fratture e ribellioni nella sequela degli adulti che li hanno preceduti. Adulti che vivono oggi un’esperienza più matura e compiuta nella Scuola di Cultura Cattolica.
Tutta questa forza d'azione è sorretta da due pilastri: un efficace impianto di preghiera, che trova espressione in particolar modo nell’esperienza de “La Dieci”, ed un'importante struttura educativa, che si concretizza in una scuola di formazione cristiana.
A 100 anni dalla nascita di don Didimo Mantiero e a 50 anni dalla fondazione del Comune dei Giovani, la mostra vuol presentare al visitatore la figura di questo parroco veneto del Novecento, dando, nel contempo, la possibilità di conoscere l’esperienza educativa da lui fondata nel 1962.

2012: doppio anniversario

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