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“Il paradosso è fondamentale per comprendere Chesterton”. Così ha esordito, lunedì 7 marzo, il giornalista e scrittore Fabio Trevisan, invitato dalla Scuola di Cultura Cattolica a Bassano per un intervento dal titolo “Chesterton e le avventure di un uomo vivo”. Un autore profetico, come lo ha definito lo stesso Trevisan, che inizia che inizia la sua carriera di artista come disegnatore e finisce per diventare uno degli scrittori di riferimento per la cultura del suo tempo.

Gilbert Keith Chesterton, noto per i personaggi a cui ha dato vita e per i suoi motteggi arguti e pungenti, “era un uomo animato da una continua ricerca della Verità”, ha spiegato Trevisan. E, da questo punto di vista, è centrale il percorso attraverso il quale lo scrittore ha scelto di condurre il suo lettore, quello del paradosso, “una scorciatoia per raggiungere la Verità”. Celebre, da questo punto di vista, è una frase che lo scrittore inglese mette in bocca al suo personaggio più famoso, padre Brown, il quale, smascherando il suo nemico di sempre (il ladro Flambeau) travestito da prete, dimostra insieme ironia sottile e grande capacità di scrutare gli animi: “Ti sei scagliato con troppa forza contro la ragione, è cattiva teologia”.

Fede e ragione sono due elementi che si integrano e attraverso i suoi personaggi l’autore stigmatizza gli eccessi opposti. Se con questo dialogo tra padre Brown e Flambeau viene criticato il fideismo, sarà attraverso il personaggio di Valentin che Chesterton sceglie di stigmatizzare il razionalismo, la convinzione di poter dominare la realtà con la sola ragione e, di conseguenza, l’incapacità di comprendere in profondità l’uomo. Non è un caso, ha spiegato Trevisan, che il personaggio he incarna questa visione delle cose finisca con il suicidarsi.

Anche l’elemento dell’ironia, ha aggiunto Trevisan, è fondamentale nella produzione chestertoniana. Saper far pensare, saper far ridere e saper commuovere sono tre elementi costanti nei suoi scritti.

Altra grande creazione di Chesterton è Innocenzo Smith, l’uomovivo, l'uomo che vuole vivere e non si accontenta di sopravvivere, un uomo sconvolgente e folle. Un uomo come tutti noi, ma deciso a non perdere tempo, determinato a lottare contro il nichilismo, il relativismo e lo scetticismo imperante ai suoi come ai nostri tempi. La sua irruzione in Casa Beacon, una delle mille tranquille case di Londra, dà il via ad un susseguirsi di avvenimenti fino ad un vero e proprio processo, in cui i crimini di mister Smith si disvelano pian piano come piccoli misteri di un giallo. Torna qui lo stratagemma del paradosso: Chesterton ribalta le accuse, confuta le prove e sorprende con la scoperta del miracolo del bene.



Nel grande mare dell’informazione odierna, con la possibilità per tutti di sapere tutto (o quasi) in tempo reale di quanto accade in tutto il mondo, con la molteplicità di interpretazioni che i media danno agli avvenimenti, con analisi da punti di vista differenti e più o meno approfonditi, che possibilità hanno le persone di trovare la prospettiva giusta, che consenta di orientarsi correttamente nella realtà? In modo particolare per quanto riguarda i grandi avvenimenti della storia, come può l’uomo avere un aiuto per dare un giudizio profondo su quanto accade? E soprattutto, quanto vediamo e leggiamo corrisponde alla verità? E quanto di ciò che viviamo oggi verrà trasferito ai posteri nel modo corretto, senza forzature ideologiche o ricostruzioni parziali?

La storia della Chiesa, ad esempio, è piena di miti, quando non addirittura di bufale e “leggende nere” che si sono affermate nel tempo e che sono entrate nella mentalità comune in maniera pressoché inamovibile.

Sono questi gli interrogativi dai quali prenderà le mosse il giornalista Riccardo Cascioli, direttore del quotidiano on-line La Nuova Bussola Quotidiana e del mensile Il Timone, lunedì sera alle 20 all’hotel Palladio su invito della Scuola di Cultura Cattolica.

L’incontro sarà l’occasione per presentare il Dizionario elementare di Apologetica, curato da Gianpaolo Barra, Mario Iannaccone e Marco Respinti che a gennaio di quest’anno lo hanno pubblicato per i tipi dell’Istituto di Apologetica, che affronta in 140 “voci”, compilate da 36 esperti (storici, bioeticisti, economisti, teologi, psicologi, scienziati), le più comuni e diffuse disinformazioni sul cristianesimo.



Clicca qui per vedere il video della conferenza di lunedì 1 febbraio 2016 a Bassano dell''avv. Gianfranco Amato "TEORIA DEL GENDER: PROBLEMA INESISTENTE O BOMBA ATOMICA?"

Prima la trasferta a Roma per il Family Day di sabato 30 gennaio, e due giorni dopo una conferenza pubblica sul tema del gender con uno degli organizzatori del raduno al Circo Massimo. Saranno giorni di impegno intenso per le Opere di don Didimo Mantiero, e di testimonianza forte in difesa della famiglia e del diritto dei bambini a crescere con una mamma e un papà, quelli che si avvicinano. L’associazione, nata dal carisma del sacerdote don Didimo Mantiero, fondatore del Comune dei Giovani e della Scuola di Cultura Cattolica, ha deciso di dare un segno concreto della propria presenza organizzando una comitiva di più di 50 persone che prenderanno parte al Family Day di sabato, convocato dal comitato Difendiamo i nostri figli, e che si preannuncia ancor più affollato della manifestazione di piazza San Giovanni dello scorso 20 giugno. Un raduno che nasce dall’urgenza di affermare delle evidenze elementari, e cioè che i bambini nascono da una mamma, che i figli sono un dono e non la soddisfazione di un desiderio che viene rivendicato come diritto, che la vita è sacra e un bambino non può diventare una merce da acquistare attraverso la pratica dell’utero in affitto (cosa che accadrebbe con la stepchild adoption prevista all’art. 5 del d.d.l. Cirinnà).

“Il tema era troppo importante per stare a guardare e non prendere parte a questo grande gesto di testimonianza di un popolo che si mobilita per difendere ciò in cui crede e che è a fondamento della società tutta”, commenta Andrea Mariotto, presidente della Scuola di Cultura Cattolica; la quale a strettissimo giro di posta, e precisamente lunedì 1 febbraio, ospiterà l’avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita e membro del comitato Difendiamo i nostri figli, che terrà una conferenza dal titolo “Teoria del Gender: problema inesistente o bomba atomica?”. La conferenza, a cui tutta la cittadinanza è invitata, inizierà alle ore 20 e si terrà nella sala congressi dell’hotel Palladio a Bassano. L’incontro con l’avv. Amato aprirà il ciclo primaverile delle conferenze della Scuola di Cultura Cattolica. Lunedì 7 marzo il dott. Fabio Trevisan interverrà sul tema “Chesterton e le avventure di un uomo vivo”; 4 aprile sarà ospite a Bassano il direttore del quotidiano on-line La Nuova Bussola Quotidiana Riccardo Cascioli per parlare di “Bufale, leggende nere e la necessità di una nuova apologetica”; lunedì 2 maggio, infine, suor Maria Gloria Riva risponderà alla domanda “La Bellezza salverà il mondo?”.



Carissimi amici,

è giunto il momento di dare una grande dimostrazione in difesa della famiglia, come abbiamo fatto il 20 giugno scorso in occasione della manifestazione "Difendiamo i nostri figli".

È stato convocato un nuovo "Family Day" sabato 30 gennaio prossimo per manifestare in favore della famiglia, del diritto dei bambini a crescere con una mamma e un papà, per la dignità della persona.

Il Comitato “Difendiamo i Nostri Figli” ha indetto una manifestazione si terrà al Circo Massimo, alla quale anche noi parteciperemo con un pullman che partirà da Bassano indicativamente alle ore 5 e rientrerà nella tarda serata, al termine dell'evento.
Per informazioni sulle quote di adesione e per comunicare la vostra partecipazione è sufficiente comunicare nome e cognome al nostro indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Vi aspettiamo numerosi.



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“Io sono chiamato ad amare l’altro con un amore di carità. C’è un abisso tra rispettare e amare. Non bisogna rispettare nessuno, bisogna amare tutti”, poiché il rispetto, quello profondo, sgorga dall’amore, mentre il rispetto nella sua accezione più diffusa e veicolata dai mezzi di comunicazione è “figlio di una logica buonista, che porta all’indifferentismo conoscitivo e morale”. È iniziata con questa provocazione la conferenza sulla prospettiva di genere tenuta lunedì 2 novembre da p. Giorgio Maria Carbone, responsabile delle Edizioni Studio Domenicano.

Attenzione, poi, al riduzionismo: “ognuno di noi è molto più ricco rispetto ai suoi atti, ai suoi gesti e ai suoi pensieri”, mentre la cultura dominante vorrebbe invece il contrario, ossia “ridurre l’uomo solo a ciò che fa o identificarlo solamente rispetto alle sue preferenze sessuali”.

Il rapporto tra genere e sesso, negli ultimi anni, è stato pesantemente messo in discussione. “Genere non è più sinonimo di sesso, com’è invece legittimo che sia”. Anche l’OMS, nei suoi documenti, definisce il genere senza il riferimento al sesso biologico dando seguito agli studi di John Money, che teorizzava che un bambino “imparasse” il proprio genere “come si impara una lingua”. Il testo di riferimento di tutte le organizzazioni internazionali, ha proseguito Carbone, “dice che per definire il genere bisogna distinguere tra il dato biologico e quello socio-culturale. Insomma, io mi posso percepire come voglio”. Questa è la via che segue la mentalità dominante, una direzione perseguita anche “con pubblicazioni che hanno molta risonanza, ma prive di riscontri scientifici”. Di questa logica, ha commentato p. Carbone, sono figli documenti come gli Standard per l’educazione sessuale dell’OMS e i libri sul gender.

Tutto in nome dell’uguaglianza e della lotta alla discriminazione. Ma, ha precisato, “uguaglianza non significa omologare. Significa: a parità di condizioni, parità di trattamento; a disparità di condizioni, disparità di trattamento”. Per fare un esempio: “lo Stato chiede a tutti le stesse tasse? No, c’è una distinzione per diversi parametri per generare non una equiparazione, ma una perequazione”. Da questo punto di vista, “la prospettiva di genere a livello antropologico porta all’omologazione, alla confusione. Con il ‘genere fluido’ è il caos”. Padre Carbone ha poi preso in analisi le premesse politico-ideologiche della teoria del gender, sostenuta da “una logica basata sull’utero in affitto e sulla fecondazione in provetta, che a sua volta affonda le radici nelle teorie neo-malthusiane”, secondo le quali sarebbe necessario attuare un ferreo controllo delle nascite per ridurre la pressione demografica e quindi la presenza dell’uomo sulla terra. Già Erich Fromm metteva in luce che “la battaglia per l’uguaglianza presto o tardi per motivi di politica totalitaria avrebbe condotto all’eliminazione delle differenze e alla generazione di uomini atomi simili tra loro per farli funzionare in massa compatta”. 

“Chi si oppone a questo progetto politico, come abbiamo visto nel caso del giudice del Consiglio di Stato, va rieducato, curato, silenziato, punito, gli si mette il marchio di omofobo. Vi sembra un Paese libero?”.

“Mi sa che dovremo ritornare in piazza – ha concluso padre Carbone – per amore e per il futuro delle nostre generazioni e per la loro felicità”.

 

Padre Carbone, nel dibattito pubblico oggi sembra essere scomparso il tema del diritto naturale. Si parla di diritti individuali negati, di lotta alla discriminazione, love is love, e “chi sono io per giudicare?”. Perché anche un non credente dovrebbe avere interesse a difendere la famiglia naturale?

Diritto naturale è una locuzione classica; oggi si parla piuttosto di diritti umani fondamentali. Il matrimonio, però, non è un diritto umano fondamentale, ma un rapporto etico-sociale. Perché il matrimonio è un bene che dovrebbe essere protetto non tanto dal credente, ma dalla persona in quanto tale? Perché il diritto prende in considerazione il matrimonio per garantire l’ordinata generazione dei figli e della successione del patrimonio. Per fare questo si devono imporre dei doveri. Se dopo decenni non si conoscono le relazioni parentali e le relazioni successorie dei beni, è il caos. Per questo prima in Grecia e poi a Roma hanno disciplinato il matrimonio. L’ottica di base sono i doveri, quindi, non i diritti. Oggi l’enfasi è tutta posta sui diritti, sull’amore. Ma il Codice civile non si basa sull’amore, ma sui doveri dei coniugi. Il diritto naturale si basa sulla realtà. Se si perde il collegamento con la realtà – e si dà rilievo giuridico agli orientamenti pulsionali – siamo nelle sabbie mobili del soggettivismo e salta tutto, perché il diritto si deve basare sull’oggettività e sulla realtà. Se a livello di ordinamento giuridico ciò che conta è la percezione, tra le immense e varie forme che l’amore può avere, perché scegliere di tutelarne solo una, quella omosessuale? Il fondamento costitutivo del matrimonio non è l’amore, ma la relazione tra maschio e femmina fondata sull’amore come impegno della volontà a dare la vita al coniuge nell’alterità maschio-femmina, nella complementarietà e nella parità reciproca. Altre forme di amore, come quello omosessuale, sono pulsionali. Saranno anche significative per quelli che le vivono, ma escludono e contraddicono radicalmente la fisiologia umana.

Ci sono punti di contatto tra l’approccio di genere e l’antropologia cristiana?

Se “genere” è sinonimo di sesso, sì. Se “genere” è svincolato dall’identità sessuale, il discorso conduce a un risultuato caotico e aberrante, quindi a una visione disumana dell’essere umano.

Non le sembra che su questi temi tanti sacerdoti siano piuttosto tiepidi, quando non addirittura freddi?

I don Abbondio sono numerosi. Credo che sia prima di tutto un problema di informazione, poi è innegabile che ci sia un clima intimidatorio che ha all’origine sempre gli stessi gruppi massmediatici. Questi favoriscono la disinformazione: a leggere i quotidiani principali, la teoria del gender sembra essere un’invenzione dei cattolici integralisti che per compattarsi avrebbero bisogno di un nemico. È una baggianata. Basta guardare come i media trattano le parole del Papa sull’argomento. A Napoli definì il gender un “grave errore dell’intelligenza umana”, ma il giorno dopo il Corriere parlava solo di gossip e di argomenti minori, come le suore che avevano “assalito” Francesco per salutarlo.

John Money codificava le sue teorie più di 50 anni fa. Non ne stiamo parlando troppo tardi?

In Italia c’è stata un’accelerazione recente. Ora c’è un’invasione del messaggio omosessualista. Non c’è fiction, programma televisivo, talk show che non proponga una storia gay al suo interno. Questa pressione mediatica è parte di una “strategia dissociativa”: prima hanno separato “lui” da “lei” con il divorzio, poi con l’aborto hanno dissociato la mamma dal figlio. La terza, quella attuale, è la dissociazione tra l’individuo e il suo corpo.

Constatato che il problema della concezione personale maschile e femminile c’è, come può un educatore affrontare il tema con i ragazzi?

Il rimedio a lungo termine è tornare a contemplare la realtà. Siamo circondati da manufatti, e avere continuamente a che fare con prodotti della tecnica ha modificato anche il nostro modo di trattare tutto il resto, al punto che usiamo questa stessa mentalità dell’homo faber anche nei confronti del corpo umano, che trattiamo come fosse una macchina che può essere assemblata e rimodulata a piacere. Il gender propone un “uomo-pongo”, continuamente malleabile. Invece dobbiamo riacquistare lo sguardo contemplativo, per apprezzare la bellezza della realtà data senza avere la pretesa di cambiarla. Dobbiamo riacquistare lo sguardo contemplativo sul nostro corpo. A breve termine, invece, la soluzione è essere vigilanti su ciò che accade, soprattutto a livello scolastico.

Chi ha interesse a finanziare la diffusione di queste logiche?

Tutti coloro che finanziano progetti neo-malthusiani, come le grandi fondazioni (Gates, Rockfeller, ecc.). Poi i centri che praticano la fecondazione in vitro, e in Italia in proporzione ci sono molti più centri che negli Stati Uniti per singolo abitante. La stragrande maggioranza del finanziamento arriva per motivi di carattere politico affinché tutti facciano la stessa cosa, una nuova forma di totalitarismo.



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“Siamo chiamati tutti alla santità, e la Sindone – che è icona della misericordia – è  un segno di grande speranza”. È così che ieri sera, al Teatro Remondini di Bassano, si è congedata dal pubblico venuto ad ascoltarla la studiosa della Sindone Emanuela Marinelli, assegnataria del 33° Premio Internazionale Medaglia d’oro al merito della Cultura Cattolica. Durante la cerimonia di consegna, Marinelli ha risposto a una lunga intervista del giornalista de La Stampa Marco Tosatti, che ha permesso a tutti di conoscere la vita e le esperienze della professoressa. Nata in una famiglia numerosa con 6 figli, Marinelli ha confessato da subito che è proprio in famiglia che è iniziato il suo cammino di devozione e di cultura. “Mio padre mi faceva leggere moltissimi libri sui santi, perché – diceva – i santi non ti lasciano alibi”. Possiamo sentire come “irraggiungibili” l’esempio di Gesù Cristo e di Maria, ma i santi sono sempre persone come noi, e “se hanno raggiunto la santità loro, vuol dire che è alla portata di tutti”. Sempre in famiglia la giovane Marinelli ha capito l’importanza della cultura: “studiavo perché mi piaceva studiare, non perché dovevo e nel tempo ho capito che la cultura serve per dare forza a quello che dici.” Fu proprio questa che le servì negli anni del liceo, quando iniziarono i suoi scontri con i professori che ostacolavano chi voleva professare la propria fede. Era la fine degli anni Sessanta in piena contestazione. “Decisi di laurearmi in scienze naturali dopo un diverbio con una mia professoressa che in classe disse: ‘la scienza ha dimostrato che Dio non esiste’. Discutendo con lei, mi rispose con disprezzo chiedendomi che cosa potessi saperne io rispetto lei che era laureata in scienze naturali. Mi laureai anche io in quella disciplina, poi tornai da lei per riprendere il discorso”. Negli anni in cui fu insegnante, Marinelli ha confessato di non aver mai nascosto di essere credente, “e questo mi ha aiutato a essere credibile. Per questo ho anche subito un ‘processo proletario’ da parte dei miei studenti”.

Quanto al suo rapporto con la sindone, Marinelli ha detto che “era inevitabile. Non ho scelto io di diventare apostolo della sindone, perché Dio ha messo sulla mia strada dei segnali che ho dovuto seguire”. Una passione nata per una curiosità, che ha poi prodotto 17 libri e 38 anni di studi ininterrotti sul Sacro Lino.

Un lenzuolo che, ha spiegato il presidente della Giuria che assegna il Premio Sergio Belardinelli, “È il quinto Vangelo scritto con sangue di Gesù, e proprio per questo ci consente di leggere con occhio adeguato anche gli altri quattro Vangeli”.

“Dopo la Sindone, c’è il Mistero della Risurrezione, che  è il cuore della nostra fede”, ha poi dichiarato il presidente della Scuola di Cultura Cattolica Andrea Mariotto. “Nella Sindone c’è l’immagine di un momento di morte e Risurrezione che ravviva la nostra fede”. “È sicuro – ha concluso – che , alla fine, sta alla nostra libertà muoversi: Dio dà sufficiente luce per vedere a chi vuole vedere e lascia sufficiente buio a chi non vuole vedere.”

Anche l'assessore Linda Munari, venuta a portare il saluto del Sindaco di Bassano, ha voluto ribadire l'importanza del Premio Cultura Cattolica. "Il Premio è particolarmente importante – ha dichiarato – soprattutto  in questo momento storico in cui il dibattito sulle cose importanti è scaduto”.

Numerosi i messaggi che sono arrivati per congratularsi con la professoressa Marinelli per il premio ricevuto. Tra gli altri, quello del Segretario di Stato Vaticano mons. Pietro Parolin che ha trasmesso le felicitazioni del Santo Padre, quello del card. Camillo Ruini, dell’Arcivescovo di Milano mons. Angelo Scola e del Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici mons. Josef Clemens.

 

Nella mattinata di venerdì la professoressa Marinelli ha incontrato il sindaco di Bassano Riccardo Poletto. “Quando mi hanno comunicato che avevano deciso di assegnarmi il Premio, ha speigato, sono impallidita vedendo chi lo aveva ricevuto prima di me”. Si è quindi detta “molto grata e onorata di aver avuto questo riconoscimento molto prestigioso”. Quanto al suo lavoro sulla Sindone, rispondendo alle domande dei giornalisti presenti Marinelli ha affermando “la definizione più azzeccata della Sindone secondo me l’ha data Orazio Petrosillo, quando la definì ‘la fotonotizia dal Calvario’. Questo lenzuolo ci lascia sulla soglia del mistero sul perché il corpo del cadavere del crocifisso che sicuramente vi è stato avvolto non vi sia rimasto, pur essendo stato in contatto con il lino un tempo che è stato calcolato tra le 36 e le 40 ore, in piena aderenza a quanto scritto nei Vangeli”.



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Si è tenuta questa mattina in municipio alla presenza del Sindaco di Bassano Riccardo Poletto la conferenza stampa di presentazione della 33ª edizione del
Premio Internazionale Medaglia dOra al Merito della Cultura Cattolica, che verrà assegnato alla dott.ssa Emanuela Marinelli, una studiosa della Sindone tra i più accreditati a livello internazionale.

La cerimonia di consegna del riconoscimento si terrà VENERDÌ 23 OTTOBRE alle 20.30 presso il Teatro Remondini a Bassano.

“Il Premio è sempre una bella ricorrenza”, ha esordito il sindaco Poletto. “È un’occasione che proietta Bassano a livelli importanti”. La Scuola di Cultura Cattolica, ha proseguito, “ha sempre portato nella nostra città nomi di personalità che si distinguono nel campo della cultura cattolica”. Il fatto che il riconoscimento quest’anno vada alla prof.ssa Marinelli, ha commentato Poletto, “ha un significato enorme per i credenti, ma anche per i non credenti”. La Sindone, infatti, “È un simbolo che vale per tutti perché mostra non solo quanto l’uomo possa far soffrire un altro uomo, ma anche quanto qualcuno possa soffrire per il bene degli altri”.

“La Scuola di Cultura Cattolica – ha aggiunto il presidente dell’associazione Andrea Mariotto – ha sempre voluto evidenziare al pubblico, con l’assegnazione del Premio, quelle personalità che avessero saputo fare della fede cultura”. La professoressa Marinelli non solo ha fatto questo, “ma ha fatto della Sindone una vita, essendosi dedicata esclusivamente da 38 anni alle ricerche sul Sacro Lino”. Il suo esempio, ha concluso Mariotto, è quello di una persona che, avvicinatasi alla Sindone per una curiosità scientifica, l’ha fatta diventare il motivo del suo impegno e della sua testimonianza cristiana”. In un’epoca in cui sembra esistere solo ciò che è scientificamente dimostrabile, ha concluso il presidente citando la stessa Marinelli, il telo sindonico è “un quinto Vangelo scritto con il sangue, che ci permette di essere come dei novelli San Tommaso che, osservandola, si fanno coinvolgere dalla provocazione che essa rappresenta, infilando idealmente il dito nella piaga del costato di Cristo”.

La dott.ssa Marinelli giungerà in città nella giornata di giovedì e venerdì alle 11.30 in municipio riceverà il saluto ufficiale da parte dell’amministrazione comunale in un incontro con il Primo cittadino.
Durante la cerimonia di consegna del riconoscimento, la dott.ssa Marinelli verrà intervistata dal vaticanista Marco Tosatti.






Il Premio Cultura Cattolica 2015 verrà assegnato alla sindonologa Emanuela Marinelli. La cerimonia di consegna si terrà venerdì 23 ottobre alle ore 20.30 presso il Teatro Remondini a Bassano del Grappa.

Martedì 20 ottobre, alle ore 11 presso la Sala Ferracina del Municipio di Bassano, alla presenza del Sindaco di Bassano Riccardo Poletto si terrà la conferenza stampa di presentazione dell'evento.

Leggi l'intervista di Marina Corradi su Avvenire


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L’Arcivescovo di Trieste mons. Gianpaolo Crepaldi è stato lunedì sera il primo relatore per il ciclo di conferenze autunnali promosse dalla Scuola di Cultura Cattolica di Bassano. I principi non negoziabili erano l’argomento all’ordine del giorno. Sbaglia chi pensa, ha esordito mons. Crepaldi, che la dottrina dei principi non negoziabili  sia qualcosa di intransigente. Al contrario, si tratta di “una dottrina dell’apertura, della speranza, dell’impegno”. Vita, famiglia, libertà di educazione sono i tre principi fondamentali che non possono essere oggetto di trattativa in politica, ha aggiunto. “Non significa che su di essi non si possa discutere, ma non li si può trattare come si fa sul prezzo quando si acquista una casa”. Ma esistono ancora oggi “dei principi di legge morale naturale inscritti nel nostro essere creato e nella natura delle cose e che la nostra coscienza può conoscere in modo certo?”, si è chiesto Crepaldi. Una cosa, ha dichiarato, è “di sicura evidenza: la politica non è assoluta ma ha bisogno di qualcosa di assoluto” perché essa, pur essendo autonoma dall’etica e dalla religione, “non è capace di autofondarsi senza etica e senza religione”. Una politica che si pensasse autosufficiente si trasformerebbe in totalitarismo. Ecco quindi che “i principi non negoziabili fanno uscire la politica da se stessa e le permettono così di essere vero servizio”.

La politica, ha aggiunto l’Arcivescovo, “è la ricerca del bene comune e non del minor male comune”: è fondamentale che vi sia un confronto autentico, perché “che tipo di confronto ci può essere tra chi è disposto a raggiungere il compromesso ad oltranza?”.

“I principi non negoziabili – ha proseguito – non sono negoziabili perché la dignità della persona non è negoziabile”. Questa affermazione è tanto più importante se si pensa che viviamo in un momento in cui “la dignità delle persone sta subendo colpi molto negativi. La tecnica è ammaliatrice e ci invita, come il canto delle sirene, a oltrepassare il limite”. La buona politica, però, “deve essere consapevole che c’è qualcosa di indisponibile all’uomo”. “Senza un posto per Dio nel mondo – ha affermato Crepaldi – non c’è politica veramente umana”. E ha concluso: “se non c’è un posto per Dio nel mondo della politica, è la politica che si fa Dio”. “Quando si elimina Dio non risulta un mondo neutro, ma un mondo senza Dio o contro Dio, il che può essere una nuova religione. In questo caso la laicità sarebbe perduta”. I principi non negoziabili hanno questa funzione: “essi affermano un ordine morale che non può essere un uomo ad essersi dato. Ed è in fondo per questo che vengono osteggiati”.



Riprende lunedì 5 ottobre, alle 20.00 presso l’Hotel Palladio a Bassano, l’appuntamento con i cicli di incontri organizzati dalla Scuola di Cultura Cattolica. I temi sul tavolo, commenta il presidente Andrea Mariotto, “sono di estrema attualità, e a trattarli abbiamo invitato relatori di  eccezione”. Ad aprire il ciclo, lunedì 5 ottobre, sarà l’Arcivescovo di Trieste mons. Gianpaolo Crepaldi, da sempre impegnato nell’approfondimento dei grandi temi legati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Si deve a lui, infatti, la nascita dellOsservatorio Internazionale cardinale Van Thuân, che ha collaborato con la Scuola di Cultura Cattolica nell’organizzazione del ciclo di conferenze bassanesi.

“A compromesso alcuno. Fede e politica dei principi non negoziabili” sarà il titolo dell’incontro tenuto dall’Arcivescovo di Trieste.

L’incontro successivo in programma, previsto per lunedì 2 novembre, avrà invece all’ordine del giorno un argomento quanto mai attuale. Il domenicano Padre Giorgio Maria Carbone sarà ospite in città per tenere un incontro incentrato su “L’identità di genere. Una migliore o peggiore comprensione dell’uomo?”.

A chiudere il ciclo, lunedì 7 dicembre alle 19.30 sempre presso l’Hotel Palladio, sarà invece l’economista e banchiere Ettore Gotti Tedeschi, ex Presidente dello Ior, che affronterà l’argomento del rapporto con la ricchezza in un incontro dal titolo “La Chiesa deve e può essere povera?”.

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