Per ricordare i 50 anni dalla morte del grande Giovannino Guareschi, la Scuola di Cultura Cattolica propone per domenica 29 aprile 2018 una gita al suo paese natale (Roncole Verdi). Ci sarà l'accompagnamento del figlio di Giovannino, Alberto Guareschi, che proprio a Roncole ha allestito un museo sulla figura del padre per dare la possibilità a tutti di conoscere questa figura di genitore, scrittore, giornalista e vero testimone di fede incarnata nella vita di tutti i giorni.
Con l'occasione, nel pomeriggio, è previsto uno spostamento a Cremona per una visita al bellissimo Duomo e al battistero.
Il programma preciso della giornata sarà il seguente:

ore 07:00 - Partenza dai campi sportivi di via Ca' Dolfin a Bassano
ore 10:00 - Visita alla mostra Antologica "Giovannino nostro babbo"
ore 12:00 - Pranzo a sacco
ore 14:00 - Trasferimento a Cremona e celebrazione della S. Messa
ore 16:00 - Visita al Duomo e al Battistero
ore 18:00 - Partenza per Bassano (arrivo previsto per le 20:30 circa)

Le quote di partecipazione sono di 15,00 € per gli adulti e di 10,00 € per bambini e ragazzi.
Per informazioni e iscrizioni: infoscuoladiculturacattolica.org



Sabato 24 marzo
 ci sarà il tradizionale pellegrinaggio a piedi al Santuario della Madonna del Covolo. 

Poiché il Santuario non è agibile a causa di lavori in corso, si farà ugualmente la salita a piedi ma non la S. Messa che, solo per quest’anno, sarà celebrata nella chiesa parrocchiale di Crespano del Grappa alle ore 18.30.

 

Ecco il programma della giornata: 

ore 16.30: Ritrovo presso la stazione delle corriere di Crespano e salita a piedi al Santuario.

Si terminerà il S. Rosario nel piazzale del Santuario.

Discesa a Crespano per la S. Messa delle 18.30 nella chiesa parrocchiale.



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C’è bisogno di costruire e coltivare il rapporto con Dio, se vogliamo che trovi compimento l’amore incondizionato, assoluto ed esclusivo che il nostro cuore desidera. Per farlo bisogna vivere in una sorta di monastero moderno, un “monastero wi-fi”, come definisce la giornalista e scrittrice Costanza Miriano, ospite della Scuola di Cultura Cattolica lunedì 5 marzo per presentare il suo libro “Si salvi chi vuole. Manuale d’imperfezione spirituale”.

Un “monastero wi-fi”, dunque, per esprimere la fratellanza con tanti amici vicini e lontani, tutti collegati l’un l’altro dalla comune ricerca di un rapporto forte con il Signore e per sottolineare la tensione a diventare dei “monaci” anche se immersi nelle mille incombenze quotidiane, perché “il monaco è colui che è unitario, cioè che si ricorda del Signore qualsiasi cosa faccia”.

Il monastero dev’essere fondato su cinque pilastri, che Miriano ha individuato nella Parola di Dio, nella preghiera, nella Confessione, nell’Eucaristia e nel digiuno.

“Dovendo cercare il volto di Dio, la prima fonte che abbiamo sono le parole che Lui ci ha lasciato”, ha commentato, con la consapevolezza che “tutto viene dall’ascolto, come diceva San Paolo”. Anche se la comprendiamo con l’intelligenza, “la Parola di Dio opera in noi nel nostro cuore, sciogliendo le nostre paure, che sono la causa della nostra non-fede”.

La preghiera poi non dev’essere “una richiesta di cose”. L’unica vera preghiera è “sia fatta la tua volontà” con il cuore, “perché se abbiamo un Padre che ci ama la sua volontà è sicuramente il meglio per noi”.

La terza colonna è la confessione, che “è un po’ come fare la radiografia alla nostra anima”, ha spiegato la scrittrice. La confessione è un’arma potentissima, ha proseguito, scherzando sul modo in cui l’ha definita la sua editor ebrea non credente, ossia “una psicoterapia gratis”.

L’Eucaristia quotidiana, la quarta colonna, è invece per Miriano “il modo di mettere le cose a posto offrendo a Dio il quotidiano”; e infine il digiuno, che “non è tanto ciò che noi offriamo a Dio, ma ciò che permettiamo a Lui di fare in noi”.

Tutte queste sono cose difficili da dire e sentire, soprattutto con la cultura dominante di oggi “che respinge l’idea di autorevolezza e di sacrificio” e ci induce a pensare che l’uomo è artefice di tutte le cose, compreso se stesso, “mentre entrare il relazione con la realtà significa abbandonare le nostre fantasie su noi stessi e ci aiuta a capire chi siamo”.




È in programma per lunedì 5 marzo alle 20 presso l’Hotel Palladio il secondo incontro del ciclo primaverile di conferenza organizzate dalla Scuola di Cultura Cattolica. Ospite della serata sarà la giornalista e scrittrice Costanza Miriano, che presenterà il suo ultimo libro recentemente dato alle stampe per i tipi di Sonzogno “Si salvi chi vuole. Manuale di imperfezione spirituale” (pp. 160, 15,00 €).

Tutto parte dalla volontà di capire “come si fa a organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate troppo connesse, compresse, piene di urgenze che altri hanno deciso per noi” e trovare quindi uno spazio per curare il proprio rapporto con Dio. “Recintare uno spazio per l’incontro con Dio – si legge nella presentazione del volume – e cercare di difenderlo a ogni costo è decisivo per la nostra felicità, eppure molti di noi procedono improvvisando, a tratti, con le energie residue, quando si ricordano”.

Costanza Miriano (che simpaticamente si autodefinisce “moglie carente, madre limitata, lavoratrice in ritardo”) propone una ricetta semplice e alla portata di tutti: “preghiera, Parola di Dio, confessione, Eucaristia e digiuno”. Una sorta di monachesimo moderno, wi-fi (“una fedeltà senza fili. Siamo fedeli al nostro monastero senza essere legati da nessun filo, da null’altro che il desiderio di amare e far amare Dio, e di essere insieme in questa avventura”), perché “è necessario un cuore monacale, allenato come un ranger, per trovare il modo di pregare nelle nostre vite iperconnesse quando tutto sembra congiurare contro la preghiera e il silenzio”.

Costanza Miriano ha lavorato per 15 anni al Tg3, attualmente lavora per Rai Vaticana e collabora con altre testate giornalistiche. È autrice, oltre che del volume che verrà presentato lunedì, di altri volumi che hanno riscosso grande successo in libreria. Fa inoltre parte del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, che ha organizzato i due Family Day a piazza San Giovanni il 20 giugno 2015 e al Circo Massimo il 30 gennaio 2016.



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La fede cristiana è una cosa semplice: basta “sciogliersi” alla misericordia di Dio. Però, se parliamo di fede, bisogna prima “pulire la lavagna”, cioè a ripulire la nostra idea di fede dall’influenza delle nostre opinioni. Così p. Giuseppe Barzaghi o.p., invitato a Bassano il 5 febbraio per un incontro sul tema “L’affascinato affascina. Dove appoggia la fiducia? I fondamenti della speranza cristiana”.

Se uno deve crescere nella fede legga Qoelet, è stato il suggerimento di Barzaghi, perché “fa piazza pulita di tutto, e ti fa tirare via quello che si ritiene sia fede, ma in realtà non lo è”. Questo vuol dire pulire la lavagna, “pulire l’anima, perché un conto è la fede, un conto è un’opinione”. E quando uno ha fatto ordine ed è dentro questo “scetticismo puro”, cosa fa? Guarda.

Si comincia così, mettendosi davanti alla realtà nuda e cruda “senza nemmeno la forza di implorare Dio affinché la realtà cambi”. Come spiega San Paolo nell’ottavo capitolo della Lettera ai Romani, “noi non sappiamo nemmeno che cosa sia conveniente domandare, è lo Spirito stesso che intercede per noi con gemiti inesprimibili”. Così si può iniziare ad entrare dentro la sapienza della fede, ha spiegato Barzaghi: “appena cancelli l’opinione di fede, tiri via anche la fede e diventi scettico. Lo scettico non può dire niente, guarda e basta, ma nel guardare si scontra con la realtà, che è sofferenza”.

È lo stesso metodo di Gesù, che esorta a venire e vedere. “Tu stai zitto e guardi – ha commentato Barzaghi – e ti lasci assorbire da Gesù, come gli apostoli”. Così origina la fede, in questa “attrattiva contemplativa nei confronti di Cristo”. È un fatto puramente contemplativo e muto, senza bisogno di parole. Lo stesso Gesù dice che a seguirlo è chi ascolta la sua voce, non chi capisce le sue parole. Cristo non chiede di sentire, capire, ripetere le sue parole, ma “basta che lo riconosciamo dal suono della voce”. È tutta una questione di attrattiva, e infatti Gesù dice che “nessuno può venire a me se non è trascinato a me dal Padre mio”. Quindi “l’essere capaci di ascoltare la voce di Gesù, che passa attraverso un’implorazione fatta di gemiti inesprimibili per intercessione dello Spirito Santo di fronte alla realtà dura, è tutta una questione divina, cioè la fa Dio, e il divino è senza sforzo”.

Sant’Agostino diceva che i doni divini sono senza sforzo; così è, quindi, anche per la fede e per la speranza, ha aggiunto Barzaghi. La vita cristiana è la semplificazione di tutto e non a caso Gesù ci propone l’esempio dei bambini come immagine della semplicità dell’esistenza, per farci capire come dobbiamo essere.

Pure alla semplicità bisogna arrendersi: “la capacità di semplificare viene da chi è semplice, e l’unico semplice è Dio: per poter entrare nella semplicità occorre arrendersi alla semplicità, farsi languidi, sciogliersi, abbandonarsi a Lui”. Il senso della vita cristiana, insomma, è l’abbandono, è lo sciogliersi, “perché quando uno è sciolto è nel massimo della semplicità, sa muoversi in modo semplice nel complicato”. Nella vita cristiana, perciò, Colui che è semplice, che è Dio, ti attrae solo ascoltando la voce di Gesù, e non fa altro che muoverti in modo semplice nella realtà complicata: “questa è la fede – ha concluso Barzaghi – e non è altro che puro fascino esercitato da Dio in Gesù”. La fede è un affascinamento, che è la cosa più facile e meno studiosa che ci possa essere. “Non sei tu che ti impegni per affascinarti – ha commentato – ma sei così vinto, conquistato, che resti affascinato”.

Se dunque è tutta questione di attrazione e di lasciarsi affascinare, che bisogno c’era dei comandamenti? “Il decalogo è la legge morale naturale – ha detto Barzaghi – e uno ci arriva anche con il ragionamento”. Come spiegava anche San Tommaso, noi possiamo conoscere delle cose anche con la ragione naturale, ma siccome ragionando potremmo cadere in errore, ecco che la rivelazione di Dio serve per istruirci.


Con il mese di febbraio 2018 si aprirà anche per la Scuola di Cultura Cattolica una nuova stagione di incontri aperti a tutta la città.

Quattro appuntamenti per i mesi di febbraio, marzo, maggio e giugno con personalità di grande rilevanza che, come spiega la Presidente Francesca Meneghetti, “affronteranno da diverse angolature un unico tema di fondo: ogni esistenza porta in sé una speranza di salvezza. Quale risposta può dare la Fede all’uomo contemporaneo?”

L’inizio del ciclo primaverile è per lunedì 5 febbraio con la presenza di padre Giuseppe Barzaghi o.p., sacerdote domenicano nato a Monza, docente di Teologia fondamentale e dogmatica e di Filosofia teoretica. Senza dubbio un oratore interessante considerato che, come spiega Meneghetti, “padre Barzaghi ogni domenica alla messa delle 22.00 in San Domenico a Bologna riempie la basilica fino al portone”. A Bassano terrà la conferenza di apertura dal titolo “L’affascinato affascina. Dove appoggia la fiducia? I fondamenti della speranza cristiana”.

Il 5 marzo sarà invece per la prima volta in città la scrittrice Costanza Miriano: il suo libro “Sposati e sii sottomessa” (2011) è diventato un caso letterario in Italia e all’estero. Giornalista in RAI e scrittrice, Miriano presenterà “Si salvi chi vuole. Manuale di imperfezione spirituale”, la sua ultima pubblicazione. “Come si fa a organizzare una vita spirituale nelle nostre giornate troppo connesse, compresse, piene di urgenze che altri hanno deciso per noi?”, scrive. L’autrice prova a proporre una regola di vita per “recintare uno spazio con Dio”.

Il 7 maggio tornerà in città l’avv. Mauro Ronco, per un incontro già previsto nello scorso mese di novembre, ma annullato per un impedimento dello stesso prof. Ronco. Presidente del Centro Studi Rosario Livatino, il prof. Ronco affronterà il tema del diritto che va contro la vita, argomento tornato negli ultimi mesi particolarmente attuale.

Il 4 giugno, infine, chiuderà il ciclo un incontro con una testimonianza forte e personale: la scrittrice e giornalista Milly Gualteroni porterà la propria personale esperienza di conversione e di vittoria sulla depressione in una conferenza dal titolo “Strappata all’abisso. Dagli psicofarmaci alla fede”, che è anche il titolo di un suo libro uscito nel 2015.

Gli incontri, a ingresso libero, si terranno alle ore 20 presso l’Hotel Palladio, in via Gramsci 2 a Bassano del Grappa, e prevedono una relazione da parte dell’ospite seguita da uno spazio per le domande del pubblico.



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L’origine di tutti i problemi della famiglia? Affonda le radici nel Sessantotto, quando è stato scardinato il principio di autorità dando il via ad una rivoluzione che da sociale e culturale è diventata antropologica. È la tesi di Marco Invernizzi, giornalista e reggente nazionale di Alleanza Cattolica, che lunedì 4 dicembre è stato ospite ad un incontro della Scuola di Cultura Cattolica per presentare il libro “La famiglia in Italia dal divorzio al gender”. La contestazione, ha spiegato, ha scardinato una struttura sociale che era acquisita: “le giovani generazioni dovranno difendere un modello che per noi era normale, invece loro si troveranno a dover spiegare che la famiglia è fatta da un maschio e una femmina”. Una banalità, si sarebbe portati a dire, “ma oggi non è più così, il senso comune è cambiato al punto che, se passa la legge Scalfarotto, già a dire ‘famiglie normali’ si rischierà di andare in galera”, ha proseguito. Non basterà essere “promotori” della famiglia naturale. I cattolici, secondo Invernizzi, dovranno trasformarsi in “missionari che dovranno andare a spiegare l’ovvio” sapendo che, come prevedeva Chesterton, “spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Bisogna riscoprire la storia della prima evangelizzazione, quando grazie alle testimonianza dei grandi santi e predicatori (si pensi a Severino Boezio, che divenne consigliere di re Teodorico, o a San Benedetto) si convertivano i popoli barbari giunti ad occupare gli spazi lasciati liberi dopo la caduta dell’Impero Romano.

Che si sarebbe giunti a questo punto era prevedibile, ha proseguito Invernizzi: “Engels aveva già scritto tutto, esortando a portare la lotta di classe dentro la famiglia, tra padre e figlio e soprattutto tra marito e moglie”.

Venendo ai giorni nostri, al Sessantotto si collega anche l’ideologia del gender, “perché mette in discussione l’identità stessa dell’essere umano” e ancor più sovverte il principio per cui noi veniamo all’esistenza in un contesto che non abbiamo creato noi, ma che ci è stato donato. “Il Sessantotto entra dentro il cuore dell’uomo e lo cambia, vuole un uomo nuovo con l’obiettivo di distruggere quello vecchio”, ha commentato Invernizzi. La successione degli eventi è inequivocabile: nel 1970 viene introdotto il divorzio, confermato con il referendum del 1974; nel 1978 viene promulgata la legge 194 e nel maggio del 1981 non andrà a buon fine il referendum promosso per abrogarla. “In quegli anni abbiamo capito che c’era qualcosa che stava morendo e che l’Italia non era più un Paese cattolico”, ha dichiarato il relatore.

Oggi possiamo constatare il cambio radicale del senso comune. “L’abbandono della famiglia da parte di Togliatti e la sua convivenza con Nilde Iotti fece scandalo anche tra i comunisti – ha detto Invernizzi – perché era radicato in tutti il senso della famiglia, mentre oggi ci si stupisce se due sono insieme da 20 anni o quando si vedono famiglie con tanti figli”.

A queste condizioni, la battaglia politica non basta più, ha aggiunto il giornalista, nonostante i fatti politici non siano mancati in tempi recenti. Su questo fronte, “i due fatti politici più rilevanti sono stati senza dubbio i due Family Day di giugno 2015 e gennaio 2016. Sono politici perché avevano come obiettivo quello di rimettere la famiglia al centro della società”. Due manifestazioni che a loro sostegno non avevano né la gerarchia né grandi organizzazioni, ma “solo la speranza dei promotori e delle centinaia di migliaia di persone che a proprie spese si sono mobilitate per un ideale”.

È necessario, quindi, “riprendere ad affermare i principi fondamentali del bene comune come la sussidiarietà, la libertà di educazione, la difesa della vita”, principi per condividere i quali non è certo necessario essere cristiani, perché “se si vuole bene alla famiglia, bisogna voler bene anche a tutto quello che le sta attorno” nella società. “Non dobbiamo lasciarci portare via la speranza – ha concluso Invernizzi – perché uno che combatte deve continuare a coltivare la speranza di cambiare la situazione in cui si trova”. Con la consapevolezza che, se cambiamento sarà, esso “non verrà dalla politica, ma da un lungo lavoro di formazione della società”.



Lunedì 4 dicembre, alle ore 20 presso la sala convegni dell’hotel Palladio a Bassano, si terrà l’ultimo incontro del ciclo autunnale promosso dalla Scuola di Cultura Cattolica. Ad intervenire sarà Marco Invernizzi, giornalista e reggente nazionale di Alleanza Cattolica.

Il tema all’ordine del giorno sarà quello della famiglia: Invernizzi, infatti, presenterà il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con l’avv. Giancarlo Cerrelli, “La famiglia in Italia dal divorzio al gender” (Sugarco Edizioni, 352 pp., 25 €). L’incontro sarà l’occasione per fare il punto della situazione di questa istituzione, cellula fondamentale della società, oggi sempre più in difficoltà non solo da cause di tipo economico, ma anche da dinamiche sociali, giuridiche e culturali. Tra queste, come indicato nel titolo del libro, c'è quell'ideologia del gender che più volte lo stesso Papa Francesco ha condannato come "colonizzazione ideologica". Il Pontefice si è infatti espresso con parole chiarissime anche nell'omelia di giovedì scorso a Santa Marta: "Si toglie la libertà, si decostruisce la storia, la memoria del popolo e si impone un sistema educativo ai giovani. Tutte: tutte fanno così. Anche con i guanti bianchi, alcune: che so, un Paese, una Nazione chiede un prestito, 'Io ti do, ma tu, nelle scuole, devi insegnare questo, questo, questo', e ti indicano i libri; libri che cancellano tutto quello che Dio ha creato e come lo ha creato. Cancellano le differenze, cancellano la storia: da oggi si incomincia a pensare così. Chi non pensa così, anche chi non pensa così, va lasciato da parte, anche perseguitato".

Le vicende degli ultimi anni, tuttavia, sono solo la conseguenza di un "processo politico e culturale che ha progressivamente eroso la centralità della famiglia in Italia fino all’esplicita avversità e al considerarla come una delle possibili espressioni affettive, da famiglia a famiglie", come si legge nella presentazione dell'editore.

L'incontro del 4 dicembre sarà l'occasione per analizzare questo processo e per scorgere quali siano i segnali di speranza nel futuro.



Venerdì 17 novembre presso il Teatro Remondini a Bassano si è tenuta la 35ª edizione del Premio Internazionale Cultura Cattolica, riconoscimento conferito allo studioso parigino Rémi Brague. Erano molti gli ospiti del mondo politico, accademico ed ecclesiale che hanno partecipato all’evento. Tra gli altri, l’Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio mons. Luigi Negri, gli assessori regionali Elena Donazzan e Manuela Lanzarin, il prof. Lorenzo Ornaghi (ex Ministro per i Beni Culturali) in qualità di Presidente della Giuria.

“La cultura cattolica - anima del popolo europeo, come affermò Benedetto XVI - s'innerva nella vita degli uomini e delle donne del nostro tempo spingendoli a scoprire, dentro le pieghe del quotidiano, la bellezza dell’essere amici di Dio. In questo modo la Fede – come il Bene – si diffonde e viene, per così dire, veicolata attraverso le opere degli uomini: il lavoro, l’educazione delle nuove generazioni, la musica, l’arte e il pensiero”. Con queste parole ha voluto portare il suo saluto il Vescovo di Vicenza mons. Beniamino Pizziol in un messaggio letto dall’Arciprete Abate mons. Andrea Guglielmi.

Mons. Negri ha portato il suo saluto personale ringraziando la Scuola di Cultura Cattolica “per l’insistenza con cui affermate che la Fede può produrre cultura. Il Premio dice che la fede è un avvenimento personale e comunitario perché senza la novità di Dio il mondo rischia di essere una realtà senza senso”.

Un argomento ripreso nella sua relazione anche dal prof. Ornaghi, che ha sottolineato come anno dopo anno il Premio Cultura Cattolica “a rafforzato la sua originaria identità, ha accresciuto il suo prestigio e quello della città di Bassano”. In un momento in cui si tende a considerare la cultura cattolica come qualcosa di residuale, ha aggiunto, bisogna riaffermare che la vera cultura riesce a saldare il presente con un passato che è vivo. Il cattolico, ha concluso Ornaghi citando padre Agostino Gemelli, “deve saper soprannaturalmente entrare nel cuore della realtà”.

Il prof. Brague ha quindi risposto alle domande del giornalista del Foglio Giulio Meotti, attraverso le quali si è sondato il tema della decadenza dell’Europa. “L’Europa è stata il centro della cristianità e adesso è un continente ammalato”, ha esordito Brague. Tuttavia, questa è una situazione comune in tutto l’occidente: “le chiese sono vuote, i media pubblici sono tutti contro il cristianesimo e i Vescovi spesso paralizzati dalla paura, sono soffocati e silenziati”. “Ma ci sono ragioni per coltivare la speranza”, ha commentato il filosofo, portando ad esempio come negli ultimi anni sia sorta “una gioventù desiderosa di crescere nella fede”.

Quali sono le ragioni di questa decadenza? Non certo quelle economiche, considerato che su questo fronte l’Europa ha già da tempo perso il primato. Sono ragioni legate a “una perdita di sicurezza da parte delle classi dirigenti”, ha spiegato, e un altro grande problema vissuto dal Vecchio Continente è il calo demografico, che ha a sua volta un’origine culturale. Non si fanno figli, ha detto, se non si pensa che la vita sia un bene in sé da trasmettere anche a chi deve ancora nascere.

In Europa si possono inoltre vedere chiaramente i danni del post-modernismo, che ha avuto le sue origini proprio in Francia. “Avrei preferito che il mio Paese esportasse qualcosa di migliore”, ha scherzato il premiato. “Il post-moderno ha detto addio all’idea di verità”, ha poi commentato.  “Per questo ho usato l’espressione volutamente paradossale di ritorno al Medioevo”, ha spiegato. Bisogna però distinguere l’età moderna (“gli ultimi cinque secoli hanno prodotto cose buone”) dal “progetto moderno”, che consiste invece nel sogno di una “totale autonomia dell’umanità che vuole definire e creare se stessa dimenticando il suo legame nella natura e nella trascendenza divina”.


“Sono felice che la Scuola di Cultura Cattolica abbia deciso di premiare un filosofo”. Il Sindaco di Bassano Riccardo Poletto ha accolto così, questa mattina in Municipio, il filosofo Rémi Brague, che stasera riceverà il 35° Premio Internazionale Cultura Cattolica. “Da insegnante – ha proseguito Poletto – credo che ci sia il rischio di perdere di vista una cultura che si interroga sui significati e sul senso della vita, su ciò che apparentemente non serve e che non ha una immediata funzionalità”.

Il prof. Brague, dopo aver ringraziato per l’accoglienza, ha raccolto lo spunto del primo cittadino, confermando che “questo è esattamente quello che sanno fare i filosofi: interrogarsi sul significato e sul senso delle cose”. Il premiato si è poi soffermato sul tema della riscoperta dei valori fondamentali della nostra civiltà: “quando si parla di valori – ha commentato – si suppone che siamo noi che conferiamo il valore, invece una cosa buona ha un valore in sé”. Per uscire da questo equivoco, ha aggiunto, “sarebbe più corretto parlare di beni”.

Quale può essere il ruolo della cultura cattolica nel contesto odierno? Secondo Brague il ruolo della cultura cattolica è “salvare la cultura in genere”, come hanno fatto i monaci nel Medioevo, quando copiando i manuali e conservandoli nelle biblioteche delle loro abbazie hanno preservato secoli di cultura non solo cristiana. Il compito dei cattolici, ha concluso Brague, “potrebbe essere quello di salvaguardare e valorizzare la cultura umana”.

Significativa è anche la dedica che il premiato ha lasciato nel libro degli ospiti illustri della città: “I filosofi sanno che non sanno. Per questo è un dovere imparare a insegnare, senza vergogna, la verità, anche quando non piace il vero a tutti (la veritas redarguens di Agostino, Confessioni, X). Con carissimi ricordi a Bassano e al Veneto”.

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