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La fede cristiana è una cosa semplice: basta “sciogliersi” alla misericordia di Dio. Però, se parliamo di fede, bisogna prima “pulire la lavagna”, cioè a ripulire la nostra idea di fede dall’influenza delle nostre opinioni. Così p. Giuseppe Barzaghi o.p., invitato a Bassano il 5 febbraio per un incontro sul tema “L’affascinato affascina. Dove appoggia la fiducia? I fondamenti della speranza cristiana”.

Se uno deve crescere nella fede legga Qoelet, è stato il suggerimento di Barzaghi, perché “fa piazza pulita di tutto, e ti fa tirare via quello che si ritiene sia fede, ma in realtà non lo è”. Questo vuol dire pulire la lavagna, “pulire l’anima, perché un conto è la fede, un conto è un’opinione”. E quando uno ha fatto ordine ed è dentro questo “scetticismo puro”, cosa fa? Guarda.

Si comincia così, mettendosi davanti alla realtà nuda e cruda “senza nemmeno la forza di implorare Dio affinché la realtà cambi”. Come spiega San Paolo nell’ottavo capitolo della Lettera ai Romani, “noi non sappiamo nemmeno che cosa sia conveniente domandare, è lo Spirito stesso che intercede per noi con gemiti inesprimibili”. Così si può iniziare ad entrare dentro la sapienza della fede, ha spiegato Barzaghi: “appena cancelli l’opinione di fede, tiri via anche la fede e diventi scettico. Lo scettico non può dire niente, guarda e basta, ma nel guardare si scontra con la realtà, che è sofferenza”.

È lo stesso metodo di Gesù, che esorta a venire e vedere. “Tu stai zitto e guardi – ha commentato Barzaghi – e ti lasci assorbire da Gesù, come gli apostoli”. Così origina la fede, in questa “attrattiva contemplativa nei confronti di Cristo”. È un fatto puramente contemplativo e muto, senza bisogno di parole. Lo stesso Gesù dice che a seguirlo è chi ascolta la sua voce, non chi capisce le sue parole. Cristo non chiede di sentire, capire, ripetere le sue parole, ma “basta che lo riconosciamo dal suono della voce”. È tutta una questione di attrattiva, e infatti Gesù dice che “nessuno può venire a me se non è trascinato a me dal Padre mio”. Quindi “l’essere capaci di ascoltare la voce di Gesù, che passa attraverso un’implorazione fatta di gemiti inesprimibili per intercessione dello Spirito Santo di fronte alla realtà dura, è tutta una questione divina, cioè la fa Dio, e il divino è senza sforzo”.

Sant’Agostino diceva che i doni divini sono senza sforzo; così è, quindi, anche per la fede e per la speranza, ha aggiunto Barzaghi. La vita cristiana è la semplificazione di tutto e non a caso Gesù ci propone l’esempio dei bambini come immagine della semplicità dell’esistenza, per farci capire come dobbiamo essere.

Pure alla semplicità bisogna arrendersi: “la capacità di semplificare viene da chi è semplice, e l’unico semplice è Dio: per poter entrare nella semplicità occorre arrendersi alla semplicità, farsi languidi, sciogliersi, abbandonarsi a Lui”. Il senso della vita cristiana, insomma, è l’abbandono, è lo sciogliersi, “perché quando uno è sciolto è nel massimo della semplicità, sa muoversi in modo semplice nel complicato”. Nella vita cristiana, perciò, Colui che è semplice, che è Dio, ti attrae solo ascoltando la voce di Gesù, e non fa altro che muoverti in modo semplice nella realtà complicata: “questa è la fede – ha concluso Barzaghi – e non è altro che puro fascino esercitato da Dio in Gesù”. La fede è un affascinamento, che è la cosa più facile e meno studiosa che ci possa essere. “Non sei tu che ti impegni per affascinarti – ha commentato – ma sei così vinto, conquistato, che resti affascinato”.

Se dunque è tutta questione di attrazione e di lasciarsi affascinare, che bisogno c’era dei comandamenti? “Il decalogo è la legge morale naturale – ha detto Barzaghi – e uno ci arriva anche con il ragionamento”. Come spiegava anche San Tommaso, noi possiamo conoscere delle cose anche con la ragione naturale, ma siccome ragionando potremmo cadere in errore, ecco che la rivelazione di Dio serve per istruirci.