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Pubblichiamo l'intervento che il dott. Stefano Fontana ha tenuto durante la conferenza di lunedì 3 aprile 2017 dal tema "È possibile una filosofia cristiana? La sintesi di fede e ragione"

E’ il caso di cominciare questa nostra conversazione con l’esame dello stato di salute della ragione nella cultura di oggi. La ragione oggi ha perso fiducia nelle sue capacità e ritiene di non essere più in grado di conoscere granché. Molte verità riguardanti l’uomo, come per esempio che maschio e femmina sono complementari per natura e che l’omosessualità non è secondo natura; oppure verità riguardanti la vita sociale, come per esempio che la convivenza di fatto di una coppia non è equiparabile e nemmeno preferibile al matrimonio; oppure molte verità riguardanti la morale, come per esempio che l’adulterio, oppure l’aborto, oppure la fecondazione artificiale sono azioni intrinsecamente cattive e quindi da non fare mai; oppure verità riguardanti la religione, come per esempio che si può ragionevolmente argomentare che Dio esiste, o sostenere che il credente è in una posizione esistenziale migliore dell’ateo, o dire che non tutte le religioni sono uguali… molte verità che un tempo si ritenevano alla portata della ragione, oggi si pensa siano al di là della ragione e che essa non possa dire neanche una parola in proposito. La ragione ha abbandonato molti campi di sua competenza e si è autolimitata, lasciando alla fede tutti questi campi, una fede intesa però come credenza soggettiva, priva di ragioni, quindi irrazionale. La ragione si ritira nelle sue riserve indiane, con ciò lascia maggior campo alla fede, ma si tratta di una fede irrazionale e irragionevole, perché ha perso il rapporto con la ragione. Su molte verità che un tempo erano considerate ovviamente ragionevoli – che la vita è vita e che la morte è morte, che dall’embrione umano non nasce un ranocchio ma un uomo, che l’aborto è un omicidio e non si può fare impunemente, che la sessualità e la procreazione per essere umane hanno bisogno del matrimonio e così via … - su molte verità che un tempo erano considerate ovviamente ragionevoli oggi una persona qualunque si limita a dire: “dipende…”. Dipende, si dice, dalla visione che ognuno ha delle cose, e siccome si tratta di una visione non di ragione, perché in questo caso dovrebbe essere comune a tutti come tutte le verità di ragione, sarà un visione di fede, ma una fede individuale, irrazionale, emotiva, sentimentale, psicologica.

 

Questo tragico indebolimento della ragione si sta trasferendo anche dentro la Chiesa cattolica, tramite l’influenza della filosofia protestante e della secolarizzazione. Vorrei toccare brevemente ambedue questi punti.

L’influenza della filosofia protestante. Si sa che per fare teologia c’è bisogno dello strumento della filosofia. Ora, la filosofia moderna è stata notevolmente influenzata dalla Riforma protestante, che ha separato la ragione dalla fede e, quindi, la filosofia dalla teologia. E’ superfluo ricordare che tutti i principali filosofi moderni sono filosoficamente protestanti. La teologia protestante ha condizionato enormemente la teologia cattolica almeno dal Concilio in poi, ma anche da prima. Ciò ha avuto per conseguenza che oggi anche la teologia cattolica non persegue più l’unità di ragione e fede e ha fatta propria una concezione debole di ragione, che dispera di poter conoscere con le sue forze delle verità assolute. Molta teologia cattolica è diventata luterana.

La secolarizzazione. Il processo di secolarizzazione è da vedersi come una progressiva erosione del senso. Le femministe una volta lottavano contro la costrizione ad essere mamma (da cui, in crescendo, la contraccezione, l’aborto chirurgico, l’aborto chimico, l’utero in affitto), oggi, con l‘ideologia del gender, lottano addirittura contro la costrizione di essere donna. Il processo di secolarizzazione non ha eliminato solo i significati religiosi dell’esistenza, ma è andato molto avanti nella corrosione del senso, eliminando anche il concetto di natura umana e, quindi, di legge morale naturale. La secolarizzazione religiosa non si è fermata alla secolarizzazione religiosa, ma è proseguita anche nella secolarizzazione morale. Oggi non ci sono solo molti dèi diversi nella società multi-religiosa, ci sono anche molti valori diversi nella società multi-etica. Questo processo di corrosione del senso è stato assorbito anche dalla Chiesa cattolica, che nonostante l’allarme lanciato da Benedetto XVI, sta rinunciando ad una concezione forte di ragione.

Il cardinale Joseph Ratzinger, nel famoso e sempre attuale discorso di Subiaco del 1 aprile 2005, pochi giorni prima di essere eletto Papa, aveva pronosticato che il mondo laico dalla ragione debole avrebbe contestato alla Chiesa il divieto delle donne prete e il giudizio negativo sull’omosessualità. Ma oggi a contestare la posizione della Chiesa su questi due problemi non è solo il mondo laico dalla ragione debole, sono anche importanti settori della Chiesa ed alti esponenti della gerarchia ecclesiastica. Ecco un esempio evidente di come la crisi della ragione sia penetrata a fondo anche nella Chiesa.

 

Oggi, anche nella teologia cattolica, non si ritiene più possibile conoscere con la ragione la natura umana, una legge morale naturale valida sempre, dei precetti morali a carattere assoluto, un ordine sociale da rispettare con le leggi. Non si ritiene possibile poter conoscere una situazione oggettiva di peccato o che la coscienza, per essere veramente libera, debba farsi guidare da una verità che la ragione umana può conoscere. Anche nella Chiesa si è accettato l’indebolimento della ragione filosofica proposta dalla modernità protestante e alla verità si è sostituta ovunque l’interpretazione. E’ per questo che oggi, la crisi della Chiesa può essere anche detta una crisi della filosofia e della ragione. Una crisi della filosofia cristiana.

Qualche giorno fa il Generale dei Gesuiti, l’argentino Padre Arturo Sosa Abascal, ha affermato che Cristo parlava dall’interno del suo mondo sociale e culturale e, quindi, quanto diceva era contestualizzato e va interpretato non in modo assoluto ma contestualizzandolo a nostra volta nel mondo sociale e culturale di oggi. Il problema è filosofico: il Generale dei Gesuiti assume una filosofia esistenzialistica per la quale tutto è storia e tutti sono completamente immersi nella società del loro tempo, perfino il Figlio di Dio fatto Uomo.

L’Università cattolica di Lovanio ha sanzionato il professore che aveva definito l’aborto un omicidio di un innocente. E i Vescovi del Belgio sono intervenuti in modo incerto e confuso, per molti versi in modo scandaloso. E’ una questione filosofica stabilire cosa sia la natura umana e vedere che quella natura è presente come progetto ontologico anche nell’embrione umano, anche se i suoi effetti non sono esercitati effettivamente.

Il cardinale Kasper e il suo maestro Karl Rahner sostengono che i dogmi della fede cattolica sono storici e, quindi, soggetti a cambiamento. Rahner affermava già nel 1974 che non si capisce perché una donna non possa essere prete, perché un cattolico non possa votare per una legge che prevede l’aborto, perché non si possa riconoscere un matrimonio omosessuale. Rahner diceva che ci possono essere molte cristologie, che non si è mai sicuri di essere in peccato, che la Verginità di Maria, la Nascita a Betlemme e il peccato originale sono dei miti, che il pluralismo dottrinale è la condizione normale per la Chiesa.

La teologia si fa con la filosofia. Una cattiva filosofia produce una cattiva teologia. Rahner ha assunto la filosofia esistenzialista di Martin Heidegger, secondo cui l’uomo conosce sempre dall’interno della sua situazione esistenziale e non può accedere a nessuna verità assoluta. Ma San Tommaso d’Aquino, l’enciclica Aeterni Patris di Leone XIII, l’enciclica Humani generis di Pio XII e l’enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II la pensano molto diversamente. Per abolire la filosofia cristiana bisogna avere la temerarietà di mandare al macero un lunghissimo insegnamento della Chiesa. Molti questa temerarietà hanno dimostrato di averla.

Tra la teologia del cardinale Carlo Caffarra, che con altri tre cardinali ha chiesto al Papa di chiarire i contenuti dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, e la teologia del cardinale Walter Kasper, che ha fortemente influenzato il recente Sinodo sulla famiglia e ha parlato dell’Esortazione apostolica come di una “rivoluzione”, c’è una grande differenza. Ma le loro diversità teologiche dipendono dalle loro diversità filosofiche. Il cardinale Caffarra e il cardinale Kasper parlano due linguaggi filosofici molto diversi. Nel linguaggio ontologico di Caffarra il peccato è la morte dell’anima ed è quindi chiaro che chi è in quello stato non possa ricevere la comunione senza la confessione, nel linguaggio esistenziale di Kasper il peccato è invece una semplice situazioni di vita mista di elementi negativi e positivi e si può partire dai positivi in un percorso di discernimento che può contemplare anche la comunione eucaristica senza la confessione. Per il primo il sacramento è una rigenerazione ontologica, per il secondo è una comunicazione esistenziale di vita.

Come si vede da questi esempi, la questione della filosofia non va presa alla leggera. Se nei seminari i seminaristi imparano una filosofia sbagliata fondata su una ragione debole o distorta, e se la filosofia è la chiave per impostare rettamente o meno la teologia, avremo sacerdoti e vescovi che ci insegnano cose sbagliate. So bene che la Chiesa ha le risorse interne e soprannaturali per rimediare a questi danni. Ma non possiamo perciò chiudere gli occhi sui processi dannosi dentro la Chiesa.

Nel 1907, papa Pio IX condannava il modernismo con l’enciclica Pascendi. Sappiamo che il programma dei modernisti era di cambiare la Chiesa tramite la Chiesa, vale a dire dall’interno. Il modo migliore per farlo è di introdurre nella Chiesa non nuove affermazioni teologiche, ma nuovi strumenti filosofici, poi sarebbero arrivate anche le nuove affermazioni teologiche. Per esempio, è sufficiente introdurre nei seminari una filosofia che conduca la teologia alla priorità della pastorale sulla dottrina e avremo innumerevoli cambiamenti dottrinali senza che ce ne accorgiamo, perché li considereremo solo cambiamenti pastorali. Invece sono cambiamenti pastorali che portano con sé cambiamenti dottrinali. La Chiesa può così venire cambiata in modo dolce, progressivo, inavvertito.

 

Abbiamo allora capito che la filosofia è molto importante per la teologia e per la vita di fede della Chiesa e personale. Abbiamo anche capito che il depotenziamento della ragione è penetrato anche dentro la Chiesa e la sua teologia. Oggi si dice senza timore che è bene ci sia nella Chiesa un pluralismo filosofico. Ma se c’è un pluralismo filosofico c’è anche un pluralismo teologico, e se c’è un pluralismo teologico significa che c’è anche un pluralismo dottrinale, perché la teologia – o comprensione della fede – si fa con la filosofia.

Si comprende allora l’importanza decisiva del giusto rapporto tra filosofia e fede cristiana e questo giusto rapporto si chiama “filosofia cristiana”.

La filosofia cristiana non è solo la filosofia fatta da filosofi cristiani. Cartesio era di fede cristiana, ma ha costruito una filosofia che, lungo i secoli, avrebbe danneggiato il cristianesimo.

La filosofia cristiana non è nemmeno la semplice filosofia naturale. Una verità filosofica naturale sarebbe cristiana nella stessa misura in cui una legge di chimica è cristiana in quanto naturalmente vera. Non ci sarebbe allora bisogno di parlare di filosofia “cristiana”, basterebbe parlare di filosofia vera. Ora, è vero che ogni verità umana è anche una verità cristiana, ma una filosofia solo naturale non avrebbe bisogno della fede e della dimensione soprannaturale e quindi non sarebbe cristiana. Se abbiamo la filosofia naturale non abbiamo ancora la filosofia cristiana. Platone e Aristotele hanno conosciuto molte verità naturali ma la loro filosofia non può essere detta cristiana.

Cos’è, allora, la filosofia cristiana? Essa è il “filosofare nella fede”, dentro l’orizzonte della fede, tenendo conto del quadro della rivelazione. Il punto decisivo, su cui torneremo, è questo: nella filosofia cristiana la filosofia non assume le procedure e la formalità della fede, non diventa fede, essa rimane filosofia, anzi è ancor di più filosofia. La filosofia cristiana, proprio in quanto è cristiana, è anche più filosofia. Ma su questo, come dicevo, torneremo.

Cosa vuol dire che la filosofia cristiana è un “filosofare nella fede”? Vuol dire che la rivelazione ha dato alla filosofia delle verità filosofiche non per via filosofica. Si tratta di verità filosofiche, perché la fede presuppone dei contenuti filosofici, verità che la ragione può approfondire con le sue forze solo se non si stacca dal rapporto con la fede stessa, altrimenti finisce per perderle quelle verità. La fede dà alla filosofia delle verità filosofiche che essa conosce, approfondisce o difende filosoficamente solo se non spezza il rapporto con la fede stessa. Verità che conosce, come per esempio la creazione; che approfondisce, come per esempio il concetto di virtù; che difende, come il concetto di legge morale naturale. Oppure verità che conosce, approfondisce e difende nello stesso tempo, come il concetto di persona.

La filosofia cristiana, quindi, è quella che accoglie dalla rivelazione delle verità filosofiche che arrivano ad essa per via non filosofica e ciò spinge la ragione stessa ad entrare in ambiti nuovi, a scandagliare nuove dimensioni dell’essere, non a ritirarsi ma a svilupparsi. La rivelazione chiede e stimola la ragione ad essere più ragione.

La ragione è soggetta a due vizi. Il primo è di ritenersi assoluta e di poter conoscere tutto, il secondo è di ritenersi un nulla e di non poter conoscere niente. Per questo la ragione ha bisogno della fede. Senza di essa si perde. La filosofia cristiana è allora la filosofia salvata e restituita pienamente a se stessa, libera da se stessa.

 

Il 12 settembre 2006 Benedetto XVI si trovava all’Università di Regensburg, in Germania. Lì pronunciò un elevatissimo discorso sulla filosofia cristiana, un discorso che da solo vale un pontificato. La frase chiave era stata la seguente: «Ciò che non è conforme a ragione non viene dal vero Dio». Allora si sollevarono indignati i musulmani, al punto che Benedetto XVI fu costretto addirittura a scusarsi. La religione islamica, in ogni caso, non si poteva riconoscere in quella frase. L’islam, infatti, è sottomissione ad un Dio che è al di là di ogni categoria, anche di quella di verità. E’ un Dio onnipotente ma non vincolato alla verità. L’islam non rispetta il giusto rapporto tra fede e ragione, come in effetti il discorso di Benedetto XVI dimostrava. La religione islamica si era sollevata minacciando. Non così fecero invece i protestanti, che pure erano toccati dal discorso di Regensburg. Lutero separa irrimediabilmente fede e ragione, che per lui è una “meretrice”. Quando si affida alla ragione, l’uomo sbaglia sempre. La fede diventa quindi irrazionale, un atto di fiducia, non una fede consapevole della verità di ciò in cui si crede. Una fede senza apologetica, ossia senza la possibilità di dare ragione della propria fede. Quanto è penetrata in ambito cattolico anche questa visione? Non è per caso che oggi l’apologetica è rifiutata dalla teologia blasonata che conta.

Il discorso di Regensburg fece fastidio perché conteneva l’idea che il giusto rapporto tra fede e ragione – la filosofia cristiana – lo si trova solo nella religione cattolica. E così, infatti, è. Solo la religione cattolica pensa che Dio non sia il “Totalmente Altro”, solo la filosofia cattolica sostiene il principio dell’analogia, rifiutato risolutamente dai protestanti, secondo cui è possibile passare con la ragione dal creato al Creatore perché il Creato dice qualcosa del Creatore. Solo la fede cattolica – come scriveva Augusto Del Noce, uno dei grandi Premiati dalla Scuola di Cultura Cattolica di Bassano – contiene in sé una metafisica e per svilupparla la ragione non deve uscire dal rapporto con la fede.

 

Il problema della filosofia cristiana è assolutamente centrale. Vorrei aggiungere un ultimo elemento che spiega questa importanza. La filosofia riguarda la ragione e la ragione riguarda il piano naturale. Senza filosofia cristiana il piano naturale non entra in rapporto con quello sovrannaturale. La Chiesa non ha più titolo per pronunciarsi su questioni etiche e sociali e per promuovere una sua Dottrina sociale. La Chiesa non ha più diritto di presupporre una legge morale naturale che la ragione può scoprire con le sole sue forze. La Chiesa non ha più diritto di rapportarsi al potere politico pretendendo da esso il rispetto del diritto naturale e cristiano. La Chiesa non ha più diritto di dire la sua su educazione, famiglia, vita, matrimonio. La Chiesa non può più avere la pretesa di dire delle verità che si incontrano con le verità umane naturali e le illuminano. La Chiesa deve rassegnarsi ad esprimere una opinione tra le opinioni. Ad una ragione ormai incapace di sapere cosa significhi verità, la Chiesa dovrebbe rinunciare ad annunciare delle verità, pena essere incompresa. E così sta avvenendo, la Chiesa sempre meno è convinta di annunciare delle verità, mentre è sempre più convinta di proporre una esperienza, illudendosi in questo modo di essere maggiormente compresa dal mondo.

La scissione tra ragione e fede sarebbe la fine della religione cattolica e della Chiesa cattolica. Le forze antagoniste mirano a questa scissione. Il fine ultimo è di demolire la religione cattolica, lo strumento è di negare non direttamente la fede ma la ragione. La fede il mondo te la concede, basta che tu non rivendichi l’aggancio strutturale con la natura e la ragione e viva la tua fede nello spazio privato e devozionale e non in quello pubblico e politico.

Negando la natura, si rende indirettamente impossibile anche la soprannatura. Se sparisce l’esperienza naturale del padre e della madre diventa impossibile pensare Dio come Padre e Maria Santissima come Madre. Se tutta la filosofia moderna nega la natura e se in tutti i licei e seminari si insegna che la natura dell’uomo non esiste perché egli è un essere totalmente storico, come possiamo pensare che la soprannatura possa sopravvivere nel sentire comune?

Nell’Occidente c’è una nuova forma di persecuzione dei cattolici che consiste nel vietare loro la presenza della fede nello spazio pubblico, di impedire loro di mostrare la coerenza tra quanto dice la loro fede e quanto dice la ragiona umana. Per questo il mondo oggi dice che la fede è irrazionale e non ha quindi titolo a parlare in pubblico, ma così facendo non salvaguarda la autonoma dignità della ragione, che diventa essa stessa sempre più irrazionale. La fede e la ragione si salvano insieme, e questa è la filosofia cristiana.

 

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