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“Siamo chiamati tutti alla santità, e la Sindone – che è icona della misericordia – è  un segno di grande speranza”. È così che ieri sera, al Teatro Remondini di Bassano, si è congedata dal pubblico venuto ad ascoltarla la studiosa della Sindone Emanuela Marinelli, assegnataria del 33° Premio Internazionale Medaglia d’oro al merito della Cultura Cattolica. Durante la cerimonia di consegna, Marinelli ha risposto a una lunga intervista del giornalista de La Stampa Marco Tosatti, che ha permesso a tutti di conoscere la vita e le esperienze della professoressa. Nata in una famiglia numerosa con 6 figli, Marinelli ha confessato da subito che è proprio in famiglia che è iniziato il suo cammino di devozione e di cultura. “Mio padre mi faceva leggere moltissimi libri sui santi, perché – diceva – i santi non ti lasciano alibi”. Possiamo sentire come “irraggiungibili” l’esempio di Gesù Cristo e di Maria, ma i santi sono sempre persone come noi, e “se hanno raggiunto la santità loro, vuol dire che è alla portata di tutti”. Sempre in famiglia la giovane Marinelli ha capito l’importanza della cultura: “studiavo perché mi piaceva studiare, non perché dovevo e nel tempo ho capito che la cultura serve per dare forza a quello che dici.” Fu proprio questa che le servì negli anni del liceo, quando iniziarono i suoi scontri con i professori che ostacolavano chi voleva professare la propria fede. Era la fine degli anni Sessanta in piena contestazione. “Decisi di laurearmi in scienze naturali dopo un diverbio con una mia professoressa che in classe disse: ‘la scienza ha dimostrato che Dio non esiste’. Discutendo con lei, mi rispose con disprezzo chiedendomi che cosa potessi saperne io rispetto lei che era laureata in scienze naturali. Mi laureai anche io in quella disciplina, poi tornai da lei per riprendere il discorso”. Negli anni in cui fu insegnante, Marinelli ha confessato di non aver mai nascosto di essere credente, “e questo mi ha aiutato a essere credibile. Per questo ho anche subito un ‘processo proletario’ da parte dei miei studenti”.

Quanto al suo rapporto con la sindone, Marinelli ha detto che “era inevitabile. Non ho scelto io di diventare apostolo della sindone, perché Dio ha messo sulla mia strada dei segnali che ho dovuto seguire”. Una passione nata per una curiosità, che ha poi prodotto 17 libri e 38 anni di studi ininterrotti sul Sacro Lino.

Un lenzuolo che, ha spiegato il presidente della Giuria che assegna il Premio Sergio Belardinelli, “È il quinto Vangelo scritto con sangue di Gesù, e proprio per questo ci consente di leggere con occhio adeguato anche gli altri quattro Vangeli”.

“Dopo la Sindone, c’è il Mistero della Risurrezione, che  è il cuore della nostra fede”, ha poi dichiarato il presidente della Scuola di Cultura Cattolica Andrea Mariotto. “Nella Sindone c’è l’immagine di un momento di morte e Risurrezione che ravviva la nostra fede”. “È sicuro – ha concluso – che , alla fine, sta alla nostra libertà muoversi: Dio dà sufficiente luce per vedere a chi vuole vedere e lascia sufficiente buio a chi non vuole vedere.”

Anche l'assessore Linda Munari, venuta a portare il saluto del Sindaco di Bassano, ha voluto ribadire l'importanza del Premio Cultura Cattolica. "Il Premio è particolarmente importante – ha dichiarato – soprattutto  in questo momento storico in cui il dibattito sulle cose importanti è scaduto”.

Numerosi i messaggi che sono arrivati per congratularsi con la professoressa Marinelli per il premio ricevuto. Tra gli altri, quello del Segretario di Stato Vaticano mons. Pietro Parolin che ha trasmesso le felicitazioni del Santo Padre, quello del card. Camillo Ruini, dell’Arcivescovo di Milano mons. Angelo Scola e del Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici mons. Josef Clemens.

 

Nella mattinata di venerdì la professoressa Marinelli ha incontrato il sindaco di Bassano Riccardo Poletto. “Quando mi hanno comunicato che avevano deciso di assegnarmi il Premio, ha speigato, sono impallidita vedendo chi lo aveva ricevuto prima di me”. Si è quindi detta “molto grata e onorata di aver avuto questo riconoscimento molto prestigioso”. Quanto al suo lavoro sulla Sindone, rispondendo alle domande dei giornalisti presenti Marinelli ha affermando “la definizione più azzeccata della Sindone secondo me l’ha data Orazio Petrosillo, quando la definì ‘la fotonotizia dal Calvario’. Questo lenzuolo ci lascia sulla soglia del mistero sul perché il corpo del cadavere del crocifisso che sicuramente vi è stato avvolto non vi sia rimasto, pur essendo stato in contatto con il lino un tempo che è stato calcolato tra le 36 e le 40 ore, in piena aderenza a quanto scritto nei Vangeli”.