Si avvisa che la conferenza “Vivere da cattolici al tempo del politicamente corretto”, prevista lunedì prossimo 2 marzo alle ore 20 presso l’Hotel Palladio, è rimandata a data da destinarsi, in considerazione delle prescrizioni imposte dalla Regione Veneto per contenere il Coronavirus.
È desiderio della nostra Associazione e dei relatori recuperare quanto prima l’incontro: vi terremo informati appena riusciremo a organizzare nuovamente la serata con Lorenzo Bertocchi e Tommaso Scandroglio.
Nel frattempo, invitiamo a consultare sul sito del timone numerosi spunti preziosi per leggere l’attualità:
 http://www.iltimone.org/news-timone/richiamo-del-coronavirus-deboli-bisognosi/ 


Nel mese di marzo riprenderanno le conferenze della Scuola di Cultura Cattolica, che tornano come di consuetudine nel primo lunedì del mese. Tornano in "formazione ridotta" rispetto ai cicli degli anni passati a causa di un improvviso malessere del relatore previsto nel mese di febbraio, Pippo Corigliano, che ha causato l'annullamento dell'incontro inizialmente previsto.
Sono invece confermate le due conferenze di marzo e maggio. Lunedì 2 marzo saranno ospiti dell'associazione guidata da Francesca Meneghetti i due giornalisti Lorenzo Bertocchi e Tommaso Scandroglio, che affronteranno il tema "Vivere da cattolici al tempo del politicamente corretto".
Lunedì 4 maggio, invece, la serata avrà al centro la presentazione di un personaggio, Enzo Piccinini, medico chirurgo tra i principali collaboratori di don Luigi Giussani, morto in un incidente stradale nel 1999. Una vita spesa nella testimonianza integrale che ha portato la Chiesa ad istituire la causa di beatificazione. "Enzo Piccinini: una vita conquistata da Cristo" sarà il titolo dell'incontro, al quale parteciperanno il figlio Pietro, giornalista, e il dott. Giampaolo Ugolini.
Gli incontri si terranno alle ore 20:00 presso l'hotel Palladio di Bassano e sono aperti a tutta la cittadinanza.








"Siamo venuti per adorarlo" dissero i Magi al loro arrivo alla grotta di Betlemme che ospitava un neonato Gesù. È l'atteggiamento che abbiamo voluto ricordare con la nostra rievocazione di domenica 5 gennaio, alla quale hanno partecipato tanti bambini, ragazzi e adulti. Al termine della rappresentazione, è stato un successo anche il momento di convivialità, durante il quale siamo stati tutti insieme davanti a un bel panino caldo e a un buon vin brulé.


Si avvicina il giorno dell’Epifania e, come ormai da tradizione, la Scuola di Cultura Cattolica il giorno che la precede propone a tutti gli aderenti e ai simpatizzanti un momento di convivialità per ricordare l’arrivo dei Magi e il loro omaggio al Bambino Gesù nella grotta di Betlemme.

Domenica 5 gennaio a partire dalle 17:30 presso gli impianti sportivi di via Ca’ Dolfin, proprio come in un presepe vivente, una carovana di Magi si avvierà per raggiungere una piccola capanna nella quale consegneranno oro, incenso e mirra alla Sacra Famiglia.

Al termine della rappresentazione, a tutti i bimbi e ai ragazzi presenti sarà consegnato un “dono” e un messaggio di gioia e speranza.

Per tutta la serata, inoltre, sarà attivo uno stand gastronomico per mangiare un buon panino caldo e bere un bicchiere di vin brulé.

L’evento è aperto a tutti.


Riproponiamo una sintesi della conferenza di Assuntina Morresi di lunedì 2 dicembre pubblicata sul sito dell'Osservatorio Cardinale Van Thuân

In linea con il tema dell’ultimo numero del Bollettino del nostro Osservatorio – “Il rischio bioetico oggi. Antropologia e antropodoxia” –, la  prof.ssa Assuntina Morresi è intervenuta lunedì 2 dicembre per la Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa in un incontro dal titolo “Che fine ha fatto la questione antropologica?”.

Lo scenario che oggi abbiamo di fronte, ha esordito Morresi, è uno scenario in cui, con la retorica dei “nuovi diritti”, tutto è cambiato: lo stare insieme, il mettere al mondo dei figli, il vivere e il morire. Seguendo lo spunto fornito dal biologo e filosofo Hugo Tristram Engelhardt nel libro “Dopo Dio. Morale e bioetica in un mondo laico”, possiamo dire di trovarci di fronte a una società che per la prima volta è senza un riferimento trascendente. Non pagana, ma proprio senza Dio: “viviamo come se Dio non ci fosse – ha commentato – e non è mai successo che ci si dimenticasse dell’idea di Mistero”. Per la prima volta, quindi, “il trascendente non ha più rilevanza, per l’uomo conta solo quello che possiamo toccare, vale solo la terra sotto i nostri piedi e non arriviamo a vedere che cosa c’è oltre”. Si pensi ad esempio all’ambientalismo che negli ultimi tempi è tornato tanto in auge: non c’è meraviglia di fronte al creato, uno stupore che porta a chiedersi cosa c’è oltre, ma è un’ideologia “caratterizzata dalla sola volontà di conservare”.

“Se Dio non esiste, tutto è lecito”, è la celebre frase che Dostoevskij ne I fratelli Karamazov fa pronunciare a Ivan, uno dei protagonisti del romanzo. Oggi ci troviamo in questa esatta situazione. Se il dato di partenza è che nella società non è possibile porre la questione dell’esistenza di un trascendente, “come si fa a dire che cosa è bene e che cosa è male?”, si è chiesta Morresi. E infatti oggi “abbiamo solo delle opinioni l’una uguale alle altre e tutto ciò che è morale diventa uno ‘stile di vita’ che non si può giudicare”. È così anche nel Comitato Nazionale di Bioetica, del quale la relatrice è membro, e un esempio lo abbiamo avuto nel pronunciamento del Comitato sul suicidio medicalmente assistito dello scorso luglio. Se si rinuncia ad affermare una verità sull’uomo, se non si pone una questione antropologica, la conseguenza è che quando un soggetto sostiene di voler morire, lo Stato deve tutelare non la sua vita, ma la sua scelta. “Senza Dio, la bioetica laica non esiste”, scriveva infatti Engelhardt nel suo volume, alludendo al fatto che per definire il bene e il male è necessario un criterio oggettivo. Senza questo criterio oggettivo, ha commentato Morresi, non ci resta che prendere atto delle opinioni e “possiamo solamente metterci d’accordo sulle maggioranze”.

Vittime della dittatura del politicamente corretto, oggi la lotta tra bene e male non ha diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico, dal quale sono puntualmente cancellati i temi sensibili, e “lo Stato non è più il luogo in cui si difendono i diritti dei più deboli”.

Si tratta di una situazione irreversibile, secondo Morresi, perché la mentalità è cambiata in modo troppo radicale. Il cuore di tutto sta nella maternità e nella maniera in cui è cambiata a partire dal 1978, quando venne alla luce Louise Brown, la prima bimba concepita in provetta. La genitorialità venne sganciata dalla sessualità, e dopo quarant’anni ci troviamo al punto in cui si è genitori non perché si è generato, ma perché si è manifestata un’intenzione. “Questa è una rivoluzione, perché se basta l’intenzione, quest’ultima è assolutamente gender neutral”. Non si tratta soltanto di una questione morale, perché l’omosessualità c’è sempre stata, ma “la rivoluzione consiste nel fatto che si nega la differenza sessuale e la sua massima espressione che è la fecondità”. La Chiesa aveva già capito tutto con l’enciclica Humanae Vitae, in cui Paolo VI avvisava dei danni che avrebbe prodotto la separazione tra sessualità e generazione. Infatti siamo passati dalla contraccezione, cioè sesso senza figli, alla fecondazione artificiale, cioè figli senza sesso. E non ha rilevanza se a farlo sono in pochi, ha precisato Morresi, perché anche se a ricorrervi sono delle minoranze cambia la mentalità di tutti, “si apre la crepa nella diga”.

Si fa presto anche ad immaginare cosa potrebbe riservarci il futuro, perché “se ciò che conta è l’intenzione, perché limitarsi a due genitori?”. Così è ad esempio nei casi di “coparenting”, che sono degli accordi in cui due o più persone senza necessariamente una relazione tra loro si accordano su come crescere un bambino.

“Eutanasia, utero in affitto, DAT – ha concluso – sono conseguenze di un cambiamento di paradigma antropologico in cui la felicità è solo un raggiungimento personale e la relazione diventa un limite”. Lo si vede anche dalla crisi demografica nella quale siamo immersi: “nessun Paese europeo arriva a 2,1 di tasso di sostituzione. Non è una questione economica, perché viviamo nel migliore dei mondi possibili quanto ad opportunità. C’è alla base una perdita di speranza”.



Pubblichiamo ampi stralci dell'intervento di Flora Gualdani alla cerimonia di conferimento del 37° Premio Internazionale Cultura Cattolica di venerdì 8 novembre. Per chi desiderasse vedere il video con tutta l'intervista e i saluti delle autorità presenti, è sufficiente cliccare su questo link

La vocazione di un’ostetrica e le origini dell’opera “Casa Betlemme”

Tutto è nato dalla mia famiglia che qualcuno definirebbe “tradizionale” ma è stata esemplare aiutandomi ad avviare quest’opera un po’ folle. È lì che ho respirato la fede a contatto con la saggezza della natura. I genitori contadini mi hanno educato al valore del sacrificio, testimoniandomi la fedeltà del loro amore. Sono stati capaci di volersi bene tutta la vita.

Sono diventata ostetrica nel 1959 e usavo le mie ferie per viaggiare. Nel mio primo viaggio in Terra Santa, nel 1964 a Betlemme ebbi l’intuizione forte che dette il via all’opera: mentre in Vaticano c’era il Concilio, io dentro quella Grotta compresi che la procreatica sarebbe diventata una questione epocale e drammatica, e che il terzo millennio dovrà tornare a genuflettersi davanti al Creatore.

 

Un “ospedale da campo” sulla procreatica ai tempi del Concilio Vaticano II: esperienza pionieristica nella pastorale della vita nascente. La prevenzione dell’aborto e i frutti del reparto accoglienza.

Non ho mai tenuto i conti perché non avevo tempo e sono allergica alla burocrazia. L’unica cifra di cui sono sicura è che nessuna donna è mai tornata da me pentita di aver accolto la vita. Neppure la undicenne incinta di incesto, la prostituta o la donna vittima di violenza, cioè i cosiddetti “casi limite”. L’importante è che la donna si senta amata, non lasciata sola.

Tra il lavoro in ospedale, l’accoglienza e i colloqui con le donne, credo che siano complessivamente qualche centinaio i bambini tolti dalla pena d’aborto, e altrettante le donne che a Casa Betlemme hanno scoperto la libertà di non abortire.

A queste donne non ho dato assistenzialismo. Le ho aiutate a recuperare la loro dignità e a tornare autonome in mezzo alla società. La maternità è stata la loro “terapia” adeguata. L’unica.

 

Il “balsamo della misericordia”: un’opera di accompagnamento a fianco delle donne ferite dal trauma post-aborto.

La misericordia di Dio può “atterrare” soltanto là dove trova il pentimento e quindi occorre chiamare il peccato con il suo nome e capire la gravità di quel gesto. Ma poi alzare lo sguardo verso Gesù che è misericordioso, cioè scende con il cuore sopra le nostre miserie, lavandole con il suo sangue. È Lui l’unico farmaco capace di guarire un cuore da quella ferita viscerale. Alle donne spiego che la migliore cura di bellezza non passa dall’estetista ma dal confessionale.

 

L’attenzione ai segni dei tempi: l’impegno culturale e l’apertura del “reparto formazione”. Dagli anni ’80 Casa Betlemme diventa una scuola di vita.

All’inizio degli anni ’80 mi rendevo conto che da noi stava crescendo una povertà culturale su questi temi. Il vescovo di Bangkok voleva che rimanessi e aprissi una casa là. Ma io sentivo che la mia missione era qua nel nostro occidente gaudente e disperato. Vedevo crescere l’emergenza educativa, il degrado morale fuori e dentro le sacrestie, la disinformazione pastorale e i suoi danni. Così decisi di aprire un altro reparto: quello della formazione come chiave della prevenzione. Casa Betlemme ha allargato così la sua azione diventando una scuola di vita dove si formano formatori e generazioni di famiglie cristiane. Perciò io la definisco una piccola “Università dell’amore alla persona, con Facoltà della vita”. La gente ha bisogno di riscoprire la sacralità della vita ma anche la sacralità del gesto che la consente. A Casa Betlemme cerchiamo di contrastare sia la disinformazione sia le due derive che s’incontrano a vari livelli: il relativismo morale e l’angelismo. Agli sposi e ai consacrati spiego che Dio non ci ha fatto con le ali ma con i genitali. Spiego che il Creatore, nella sua sapienza, ci ha fatti bene anche dalla cintola in giù. Mentre l’uomo moderno si è illuso di correggere ciò che Dio ha già creato in modo perfetto. Un concetto basilare che cerco di trasmettere è la sacralità della fisiologia femminile, in una visione creaturale. E’ cosa ben diversa da chi vorrebbe divinizzare la natura come “madre terra”. Noi vogliamo portare la gente a ritrovare meraviglia e rispetto per le leggi che il Creatore ha impresso nella natura, fatte di armonia e bellezza.

Molti pastori e teologi purtroppo insistono ancora sulla contraccezione, lo abbiamo visto negli ultimi sinodi. Tocca a noi laici fargli capire che sono fuori strada. Il futuro è dei metodi naturali. Lo ripeto: il futuro è dei metodi naturali. Ne va della qualità dell’amore e della qualità della generazione, cioè della famiglia. La contraccezione è una proposta vecchia. E anche la provetta non ha futuro. Perché la natura non tollera a lungo la violenza, neppure sulle ovaie.

Vorrei sottolineare che tutto questo impegno di scienza e cultura, ha un profondo valore sociale: aiutare la Chiesa a trasmettere l’Humanae vitae significa diffondere lo splendore della verità e farlo diventare prassi tra la gente. È un messaggio incarnato da cui passa la soddisfazione sessuale e la felicità di tante famiglie, che si aprono alla vita e restano unite. Cioè significa costruire famiglie più solide nell’epoca dell’amore liquido.

 

I frutti dell’impegno culturale: una fraternità di laici missionari alle sorgenti della vita umana.

Ho trovato una certa sintonia tra l’opera di don Didimo e Casa Betlemme. Anche io, nel mio piccolo, ho aperto una scuola di cultura cattolica. Ero una giovane ostetrica dell’Azione Cattolica, ma sentivo che occorreva lavorare culturalmente di più sul campo della procreatica, trasmettendo ai giovani sapere e valori. Me ne resi conto all’ospedale di Londra durante un periodo di studio, vedendo giovani donne italiane che volavano là il fine settimana per abortire, quando da noi ancora non c’era la legge 194. Tornai turbata, ne parlai in Azione Cattolica ma i tempi non erano maturi e così dovetti incamminarmi da sola.

I collaboratori aumentano e la fraternità sta crescendo: siamo laici, sposati e non, che vivono del proprio lavoro immersi nel mondo e hanno deciso di spendere seriamente (e gratuitamente) la propria vita nell’opera di Casa Betlemme, come volontari qualificati. Sono professionisti di ogni ambito che arrivano, chiedono di prepararsi qui, e ogni tanto qualcuno decide di fermarsi. Oppure aprono un gruppo locale nella loro realtà. Abbiamo una Regola di vita che dice Ora, stude et labora.

Ogni tanto mi chiedo cosa spinga tante giovani famiglie a buttarsi su questa opera, cosa le attrae. Alcune di loro stasera sono qui con me. Se lo chiedete a loro, vi diranno che sono stati affascinati dall’armonia tra scienza e fede, dal coniugare azione e contemplazione, dall’impegno sociale con quello morale, dal tenere unite la carità con la verità. Hanno trovato a Casa Betlemme una morale incarnata che diventa balsamo per i cuori. Io lo definisco “carisma dell’armonia” e, visti i frutti sempre più abbondanti, mi pare sia una risposta adatta ai tempi che viviamo.

 

Riflessioni conclusive. Un paio di diagnosi e di “ricette”, pensando al futuro.

La mia esperienza si è forgiata nella solitudine, nella tribolazione e nel fuoco, anche il fuoco amico. Perché il “Vangelo della vita”, come tutto il Vangelo, disturba le coscienze. Quello su cui ho consumato la mia esistenza e tutti i miei beni è un campo spinoso, il capitolo più scomodo di tutto il Magistero. San Giovanni Paolo II diceva da profeta che su questi temi scottanti siamo chiamati all’impopolarità, ad essere accusati di durezza, incomprensione e altro ancora: oggi si dice “rigidità”. Ho imparato che la testimonianza è dialogo ma anche combattimento, bisogna saper coniugare dolcezza e fermezza. Ai miei collaboratori ripeto sempre che devono prepararsi al martirio delle idee e al martirio del cuore. Cioè per rimanere fedeli alla verità tutta intera, occorre il coraggio di rinunciare alla carriera e all’indice di gradimento, accettando di perdere per strada certe amicizie, a volte anche le più care. Dolorosamente, ma in letizia francescana.

In conclusione, se dovessi riassumere il nostro compito nella società, direi così: davanti alla diffusa malattia delle “3S” cioè soldi, sesso e successo, cerchiamo di rispondere con la terapia delle “3P”, cioè povertà, purezza, piccolezza. Con dosi sempre abbondanti di preghiera. È una ricetta che porta frutto e dà futuro. Ve lo assicuro.

Mi permetto di dire che certe sofferenze della società derivano da una profonda crisi della Chiesa dove mi pare che siano stati decapitati il primo e sesto comandamento: il primato di Dio e la purezza della nostra vita. Quando crollano quelli, con il tempo vengono giù anche gli altri. Ma tutto parte da un problema di fede. Quando si ha paura ad annunciare verità impopolari, alla radice c’è un calo della nostra fede.

La crisi della fede viaggia insieme alla crisi della castità: parola desueta che disturba molti e ci interpella tutti.

Qualche anno fa al cardinale Caffarra facevo notare che anche tutto il dibattito infuocato degli ultimi Sinodi, se ci pensiamo bene, si ricapitola in fondo sulla grande questione della castità. È sempre quello il nodo che viene al pettine: dal vivere “come fratello e sorella” dei divorziati alla questione dell’Humanae vitae, da quella dei giovani a quella del celibato sacerdotale.

Con i miei collaboratori insisto nella fedeltà al “BTD”: Bibbia, Tradizione e Dottrina.






Nel pomeriggio di oggi Flora Gualdani, che in serata riceverà il Premio Internazionale Cultura Cattolica, ha incontrato il Sindaco di Bassano Elena Pavan.

Il sindaco ha fatto gli onori di casa e dicendosi onorata di conoscere la creatrice di un’opera così bella come Casa Betlemme: “Ho letto della sua esperienza ed è un’opera davvero notevole“, ha dichiarato il Sindaco, che ha poi sottolineato come questa realtà si sia sviluppata “come tante cose che nascono spontaneamente, non previste”.

“Se non ero un po’ incosciente non avrei avuto coraggio di avventurarmi in tante iniziative che non avevo programmato” ha risposto dal canto suo Flora Gualdani, che ha ringraziato dell’ospitalità ed ha raccontato al primo cittadino gli inizi della sua attività e le origini del suo impegno a favore della.

Nel suo messaggio lasciato nel libro degli ospiti, oltre a ringraziare la città «per la stima verso di me e l’opera di tutta Casa Betlemme», ha anche ricordato il padre: «sono venuta a ricevere un Premio in questa terra dove, 100 anni fa, mio padre combatté, e pagò gli onori di oggi per la figlia».

Venerdì 8 novembre, alle ore 20:30 presso il Teatro Remondini a Bassano del Grappa, si terrà la cerimonia di consegna del 37° Premio Internazionale Medaglia d’oro al merito della Cultura Cattolica all’ostetrica Flora Gualdani.

Fondatrice nel 1964 di “Casa Betlemme”, una realtà di accoglienza delle gestanti in difficoltà, Flora Gualdani ha meritato il riconoscimento proprio in virtù del suo impegno a difesa della vita nascente e per l’opera di educazione e di alfabetizzazione sui temi bioetici ispirata alla lezione di Humanae Vitae di Papa Paolo VI e alla Teologia del corpo di san Giovanni Paolo II.

Flora Gualdani giungerà a Bassano del Grappa nel pomeriggio di giovedì e incontrerà in serata i responsabili delle Opere don Didimo Mantiero, realtà associativa della quale fa parte la Scuola di Cultura Cattolica.

Nella giornata di venerdì 8 novembre la premiata riceverà il saluto ufficiale della Città in un incontro ufficiale con il Sindaco Elena Pavan e una rappresentanza della Giunta comunale.

Venerdì sera, infine, Flora Gualdani riceverà il riconoscimento dalle mani dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti, che ha confermato la sua presenza a Bassano. Tra i due vi è un legame speciale, essendo stato proprio Bassetti – quando ancora era Vescovo di Arezzo, nel 2005 – a conferire a “Casa Betlemme” lo status di Associazione pubblica di fedeli, riconoscendola così non più solo come opera privata, ma come patrimonio della Chiesa intera.

Alla serata saranno presenti autorità del mondo ecclesiale, accademico e politico. Parteciperanno il Vescovo di Vicenza mons. Beniamino Pizziol, il Sindaco di Bassano Elena Pavan, gli Assessori regionali Elena Donazzan e Manuela Lanzarin, il Presidente della Giuria prof. Lorenzo Ornaghi.

Prima di ricevere il Premio (una medaglia d’oro e una pergamena disegnata a mano contenente la motivazione) Flora Gualdani parlerà di sé e della sua esperienza rispondendo alle domande del giornalista del Corriere della Sera Paolo Foschini.

Il Premio Internazionale Cultura Cattolica è patrocinato dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Vicenza, dal Comune di Bassano del Grappa ed è organizzato con il sostegno dell’Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa.



Ma quale Halloween, festeggiamo i Santi! Non perdete l'appuntamento di venerdì 1 novembre agli impianti sportivi di via Ca' Dolfin a Bassano. Alle 17 aspettiamo tutti i ragazzi delle elementari e delle medie per un breve incontro durante il quale potranno conoscere la vita di un grande santo (un indizio: si tratta del "Santo burlone"...). A seguire, intorno alle 18:30, tutti i ragazzi più grandi e i genitori possono partecipare al buffet che verrà allestito, passando del tempo in compagnia con un po' di vin brulé e qualche buona caldarrosta. E per chi può... è gradito un dolce!




Lunedì 7 ottobre si aprirà il ciclo di conferenze autunnali organizzato dalla Scuola di Cultura Cattolica di Bassano, che apriranno una finestra su due grandi temi dell’attualità, come il futuro dell’Europa e la difesa della vita nelle due declinazioni della tutela della vita nascente e dell’analisi delle sfide che la bioetica presenta all’uomo di oggi.

Ad aprire la rassegna di incontri sarà il prof. Stanislaw Grygiel, che rifletterà ad ampio spettro sul futuro dell’Europa, chiamata oggi più che mai a importanti sfide sociali, culturali e politiche. “Europa: rinascita o morte?” è il titolo del primo incontro di lunedì 7 ottobre.

Venerdì 8 novembre, come già annunciato, sarà la volta del Premio Internazionale Cultura Cattolica consegnato all’ostetrica Flora Gualdani, che nel 1964 ad Arezzo ha fondato Casa Betlemme, una struttura di accoglienza delle gestanti in difficoltà grazie alla quale ha svolto un’immensa opera di educazione alla teologia del corpo tanto cara a Papa Giovanni Paolo II, sulle cui basi ha fondato un’opera di apostolato e di testimonianza che dura da decenni.

Il terzo e ultimo incontro sarà con la prof.ssa Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica all’università di Perugia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, che lunedì 2 dicembre affronterà il tema “Che fine ha fatto la questione antropologica?”. La visione dell’uomo della cultura attuale è infatti un tema fondamentale alla luce dei provvedimenti che sono al centro del dibattito pubblico in questi mesi (si pensi ad esempio alla questione del suicidio assistito che la Consulta ha posto all’attenzione del Parlamento).

«Fare cultura cattolica è guardare l’uomo nella sua verità», commenta la presidente della Scuola di Cultura Cattolica Francesca Meneghetti. «Rifletteremo su cosa caratterizzi oggi la persona umana, da una dimensione macroscopica come quella europea analizzata da Stanislaw Grygiel, fino alle radici originarie dell’esistenza, con il Premio a Flora Gualdani per la tutela della vita nascente. Assuntina Morresi chiuderà il cerchio, riportando gli attuali dibattiti in materia di bioetica alla questione essenziale, quella antropologica».

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