In questa giornata in cui si sarebbe dovuta svolgere la cerimonia del Premio Internazionale alla Cultura Cattolica, abbiamo un contributo video più che significativo. Abbiamo raggiunto la premiata Antonia Arslan per farle un'intervista con la collaborazione dei ragazzi del Comune dei Giovani. Buona visione!

Cliccare qui per vedere il video


Il numero di novembre di Studi Cattolici dedica alcune pagine, in occasione del suo novantesimo compleanno, a Gianfranco Morra, amico e maestro al quale dobbiamo la nascita e la crescita del nostro Premio Internazionale Cultura Cattolica. Ne è stato il primo assegnatario nel 1983, diventando poi presidente della Giuria e rimanendovi fino al 2011.
Tra i contributi, evidenziamo quello di Francesca Meneghetti, presidente della Scuola di Cultura Cattolica.
Per sfogliare le pagine, è sufficiente cliccare qui.


In questo periodo di emergenza sanitaria, il Premio Internazionale Medaglia d’oro al merito della Cultura Cattolica che la Giuria ha assegnato ad Antonia Arslan non può essere adeguatamente festeggiato con la consueta cerimonia pubblica. Non sarà possibile nemmeno tenere la conferenza prevista per lunedì 9 novembre.

Il cuore della serata prevista per il prossimo 20 novembre, e cioè l’intervista alla premiata, sarà comunque diffuso attraverso i principali canali di stampa e comunicazione, proprio nei giorni immediatamente vicini a quella data. La consegna della medaglia d’oro, che da ormai quarant’anni caratterizza il Premio, avverrà appena sarà possibile tornare ad una manifestazione in forma pubblica. Vi invitiamo pertanto a visitare il nostro sito per seguire in maniera aggiornata e tempestiva quanto sarà pubblicato sulla celebre scrittrice. La nostra segreteria resta comunque a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Siamo tuttavia lieti di comunicare che nella seduta di ieri sera, il Consiglio Comunale della città di Bassano del Grappa ha approvato all’unanimità un ordine del giorno nel quale si è impegnato a riconoscere ufficialmente il Genocidio degli Armeni e a ricordarlo il 24 aprile di ogni anno con particolare attenzione a far conoscere i fatti avvenuti nelle scuole. “La cultura cattolica – è il commento di Francesca Meneghetti, presidente della Scuola di Cultura Cattolica – è anche ricerca della verità storica, come ci insegna Antonia Arslan. Con questa coscienza la nostra associazione ha sostenuto e animato il riconoscimento del Genocidio Armeno da parte della Città di Bassano del Grappa. Era nostro desiderio che ciò avvenisse proprio in concomitanza con l’assegnazione del Premio e ci auguriamo che questo atto civico possa essere emulato anche da altri comuni del nostro territorio. Esso assume ancora più forza alla luce dell’attuale drammatica vicenda del conflitto nel Nagorno-Karabakh, poiché le sofferenze del popolo cristiano che vive in questa regione ci interpellano direttamente, risvegliando la memoria dei terribili fatti del 1915”.



Sabato 17 ottobre a Lonigo si è tenuta la  III Giornata Nazione della Dottrina sociale della Chiesa promossa dal Coordinamento Nazionale Justitia et Pax per la Dottrina Sociale della Chiesa (del quale anche la Scuola di Cultura Cattolica fa parte) e dall'Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân e dal quotidiano online La Nuova Bussola quotidiana. Abbiamo il piacere di segnalare, a questo link, la lectio magistralis tenuta da mons. Giampaolo Crepaldi sull'attualissimo tema "Liberare l'economia dalle ideologie. Un pressante invito della Dottrina Sociale della Chiesa".

Alla prolusione di mons Crepaldi è seguita una tavola rotonda su "I nodi della contingenza economica, la vita e la famiglia" e nel pomeriggio una discussione aperta tra i partecipanti sullo stato attuale e sulle prospettive della Dottrina Sociale.


Domenica 27 settembre i soci della Scuola di Cultura Cattolica sono stati chiamati a votare per il rinnovo del Consiglio Direttivo dell'associazione. Al termine delle consultazioni sono risultati eletti Noemi Alessio, Antonio Artuso, Daniele Artuso, Fabio Battaglia, David Bozzetto, Luciana Labinaz, Sandro Lunardon, Andrea Mariotto, Roberto Maso, Francesca Meneghetti e Alberto Scalco. I componenti del nuovo Consiglio, che resterà in carica per il prossimo triennio, hanno quindi eletto al loro interno il Presidente della Scuola di Cultura Cattolica, e hanno confermato per il secondo e ultimo mandato la Presidente uscente, Francesca Meneghetti.
"Abbiamo ormai 40 anni alle spalle", ha commentato, e "dobbiamo salvaguardare l’unità, guardando tutti nella stessa direzione". Nel 2021, infatti, la Scuola di Cultura Cattolica si appresta a celebrare i suoi primi 40 anni di vita. "Che il Signore ci aiuti a coinvolgere gli altri intorno a noi - è stato l'augurio finale della Presidente - spero di avere sempre l’umiltà che richiede il mio ruolo".


Avviso per i soci - Domenica 27 settembre, dalle 9 alle 13 presso la sede di via delle Scuole, si terranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio direttivo dell'associazione. Per chi fosse impossibilitato a votare domenica, per validi motivi, può:
- redigere una delega di voto ad un altro socio (una sola delega per socio);
- accordarsi con la nostra Segreteria ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) per votare nei giorni immediatamente precedenti.


Andrà a una scrittrice tra le più celebri il 38° Premio Internazionale Cultura Cattolica. A ricevere il riconoscimento sarà infatti Antonia Arslan, l’autrice del best-seller La masseria delle allodole, un libro che oltre ad un immediato consenso di pubblico e critica ha ottenuto numerosi premi letterari ed ha visto anche una trasposizione cinematografica da parte dei fratelli Taviani. L’opera parla delle vicende della famiglia Arslanian, vittima del tragico e spietato genocidio degli Armeni che si è consumato nel 1915 e che ha portato all’eliminazione di un milione e mezzo di persone da parte del governo nazionalista dei “Giovani Turchi”, facendo così scomparire ogni traccia di una popolazione cristiana la cui identità e tradizione erano legate alla terra armena da duemila anni.

La produzione letteraria di Antonia Arslan è significativa: le sue opere sono state tradotte in più di venti Paesi nel mondo. È stata docente di Letteratura moderna e contemporanea all’Università di Padova (tra le sue prime pubblicazioni vi è un Invito alla lettura di Dino Buzzati).

“Il premio assegnato quest’anno valorizza una scrittrice di fama internazionale, che ha narrato la storia di uno dei più antichi popoli cristiani”, è il commento di Francesca Meneghetti, presidente della Scuola di Cultura Cattolica. “Antonia Arslan ha dato un contributo fondamentale alla conoscenza della storia armena in Italia, ed è tutt’ora un riferimento di spicco del mondo culturale: in molte occasioni ha dato una coraggiosa testimonianza di fede, senza cedere al politicamente corretto. Le sue opere, pur descrivendo il dramma del genocidio armeno e le sue terribili conseguenze, non hanno mai smesso di lanciare messaggi di speranza e di cercare la bellezza, in tutte le sue forme.”

La cerimonia di conferimento del Premio si terrà a Bassano del Grappa (VI) venerdì 20 novembre alle ore 20:30 presso il Teatro Remondini.



Lunedì 27 luglio alle ore 19 si terrà una veglia delle sentinelle in piedi proprio a Bassano, in piazza Libertà, il giorno in cui il pericoloso ddl Zan-Scalfarotto dovrebbe essere presentato alla camera. È un momento storico decisivo per il nostro Paese, e per la libertà nostra, sia personale che associativa. Invitiamo tutti a partecipare!

zan-large

Non deve diventare illecito dire la verità. La legge Zan "contro l'omofobia" è inaccettabile

Dichiarazione del Coordinamento Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa

 

La proposta di legge Zan mira a punire coloro che esprimano forme di intolleranza nei confronti delle persone ad orientamento omosessuale, transessuale o bisessuale. Essa riprende e sviluppa la proposta di legge Scalfarotto già presentata nelle precedenti legislature. Su queste finalità della proposta di legge facciamo tre valutazioni di merito.

Alla base di questa legge c’è quanto Benedetto XVI chiamava “tolleranza negativa”, la quale, secondo lui, avrebbe preparato la strada a nuove forme di totalitarismo: “La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa”. Tolleranza negativa comporta per esempio di non ammettere che si dica in pubblico che la famiglia è solo quella naturale tra uomo e donna per non essere intolleranti verso altre forme di famiglia. Vorrebbe anche dire di impedire di affermare in pubblico che la vera sessualità umana è quella tra uomo e donna per non discriminare altre forme di esercizio della sessualità. Quando questo venisse disposto per legge diventerebbe illecito dire la verità. Non solo la Chiesa cattolica non potrebbe più proporre gli insegnamenti biblici in materia, ma ogni cittadino non potrebbe più fare riferimento ad una natura umana eticamente normativa, ad una verità fonte di divieti morali assoluti, ad un ordine delle cose che richiede di essere rispettato. Non si vieterebbe solo la libertà di esprimere una opinione ma quella di dire la verità. Essa lederebbe direttamente la libertà di espressione, religiosa e di insegnamento, ma soprattutto eliminerebbe il fondamento stesso, oltre che l’esercizio, della libertà, ossia la verità, senza della quale la libertà diventa pura opinione infondata.

Ogni legge è espressione della pubblica autorità. Questa è legittimata ad attribuire un valore pubblico a taluni comportamenti solo se promuovono il bene comune. Quando una legge disciplina normativamente una qualche realtà comportamentale o relazionale anche la riconosce come meritevole di tutela giuridica in quanto ordinata al bene comune. Il bene comune è infatti il fine ultimo e vero dell’autorità politica, quello che anche la legittima. Stabilito questo fondamento dell’attività politica e giuridica, occorre poi chiedersi quale debba essere il criterio con cui l’autorità politica può procedere a riconoscere o non riconoscere pubblicamente determinati comportamenti. Il criterio in questione è quello della natura dell’uomo e dell’ordinamento naturale e finalistico della convivenza sociale. Questa non è, infatti, frutto di convenzione, di decisione volontaristica del potere o di semplice prevalenza di voti ma è connaturata con la natura umana e con la sua naturale socialità, intesa non come una inclinazione soggettiva polivalente e indifferente ai contenuti ma come espressione di un fine pienamente umano da raggiungere. Ogni negazione dell’ordine naturale delle relazioni umane ordinate al bene è da considerarsi una forma di violenza.

Una volta stabiliti questi criteri fondamentali, ne risulta che non ogni comportamento sessuale è meritevole di disciplina e tutela pubblica, ossia di passare dalla forma dell’esercizio de facto alla forma dell’esercizio riconosciuto come buono dall’autorità politica perché utile o addirittura indispensabile al bene comune. Una volta accolto sul piano politico il principio che ogni atteggiamento sessuale ha il diritto di transitare dal piano fattuale al piano del riconoscimento pubblico, si perderà qualsiasi possibilità di dire di no ad atteggiamenti come la pedofilia, l’incesto, la poligamia/poliandria (magari nella versione post-moderna del poliamore) o l’utero in affitto che purtroppo il sistema giuridico di qualche Paese ha già contemplato come diritti. Quando viene a mancare il criterio, la deriva negativa è inarrestabile.

Alla base della legge Zan c’è quindi un errore politico, un errore etico e un errore antropologico. Viene fatta coincidere la dignità della persona con l’espressione di una libertà intesa come autodeterminazione priva di criteri ossia priva di ragioni. L’autorità politica non può fare propria una simile concezione, perché il principio di autodeterminazione assoluta è dissolutivo della coesistenza sociale, della politica e del diritto. Se la politica dovesse riconoscere e tutelare qualsiasi forma di autodeterminazione individuale rinuncerebbe alla propria natura e legittimerebbe qualsiasi percorso. La dignità della persona sta nella sua essenza di uomo, essenza che diventa normativa anche per la sua libertà. La politica non dovrebbe accettare e fare proprio, proponendolo così anche come esempio politicamente tutelato, un esercizio sistematico della libertà contrario alla normatività che promana dall’essenza dell’uomo stesso. Ciò equivarrebbe a dividere la libertà dal bene da cui invece è sostanziata.



Si avvisa che la conferenza “Vivere da cattolici al tempo del politicamente corretto”, prevista lunedì prossimo 2 marzo alle ore 20 presso l’Hotel Palladio, è rimandata a data da destinarsi, in considerazione delle prescrizioni imposte dalla Regione Veneto per contenere il Coronavirus.
È desiderio della nostra Associazione e dei relatori recuperare quanto prima l’incontro: vi terremo informati appena riusciremo a organizzare nuovamente la serata con Lorenzo Bertocchi e Tommaso Scandroglio.
Nel frattempo, invitiamo a consultare sul sito del timone numerosi spunti preziosi per leggere l’attualità:
 http://www.iltimone.org/news-timone/richiamo-del-coronavirus-deboli-bisognosi/ 

Pagina 1 di 10