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Un libro scritto “perché credo che la nostra vita sia stata una grande avventura umana e spirituale e che per questo possa interessare anche gli altri”, perché viviamo in una società “in cui è diventato più difficile fare le scelte giuste e mantenere le scelte fatte”. È così che ha esordito Rosanna Brichetti Messori all’incontro organizzato lunedì 1 ottobre dalla Scuola di Cultura Cattolica per presentare il suo ultimo libro “Una fede in due. La mia vita con Vittorio”. Si tratta della storia travagliata della storia con il marito, il celebre giornalista Vittorio Messori, presente anch’egli in platea ad ascoltare la consorte. Una storia di due persone, entrambe convertite, con percorsi personali diversi.

Dopo una giovinezza trascorsa in un ambiente cattolico “ma chiuso e moralista”, ha raccontato Rosanna Brichetti, si era trovata in giovane età in un una situazione fisica precaria, che l’aveva resa “triste e sola” e che le faceva sperimentare “cosa significa vivere senza Dio”. Questo sconforto la portava a ritornare, come in un rifugio, al Santuario dedicato alla Madonna delle Lacrime a treviglio. Trascorreva nella cripta lunghe ore in silenzio, “ascoltando” l’angoscia e la sofferenza in cui si trovava immersa. Finché un giorno, ha proseguito, giunse un segnale, una rivelazione. Sono tre le frasi che Rosanna Brichetti ha riportato come “una freccia” che la colpì: «tu appartieni a una storia sacra», «io sono morto anche per te» e «anche i capelli del tuo capo sono contati». In quel preciso momento, ha commentato la relatrice, “fu la luce” e tutto cambiò prospettiva. Davanti al Santissimo Sacramento, “capii l’essenziale: che qualsiasi fosse la sorte che mi era toccata, Qualcuno aveva pensato a me fin dall’inizio, appartenevo a un disegno, che al mondo era esistito Qualcuno che mi voleva così bene che era morto anche per me, che era presente un amore che dava senso alla mia vita”.

Non che i problemi concreti fossero spariti, ha aggiunto, ma “avevo capito che il Vangelo è davvero la risposta alle domande del cuore dell’uomo”, quindi tutto veniva visto da una prospettiva differente.

L’intervento di Rosanna Brichetti ha poi affrontato la storia difficile della sua unione con Vittorio Messori, giunta al matrimonio solo dopo più di vent’anni vissuti “come fratello e sorella” in attesa della sentenza definitiva che sanciva annullamento del precedente matrimonio di lui.

Tutte queste difficoltà sono state affrontate con la certezza di essere accompagnati dalla Provvidenza e grazie alla forza della preghiera: “con l’aiuto di Dio nulla è impossibile – ha commentato –. Noi  firmiamo una cambiale in bianco, come anche quando ci sposiamo, ma ci dobbiamo fidare della Provvidenza”.

L’uomo deve recuperare questo rapporto verticale con il soprannaturale perché “c’è una cultura che ha imposto una visione orizzontale della vita che ha prodotto un uomo che non crede di avere bisogno di Dio e un concetto esasperato di libertà”.


Con un nuovo programma di incontri, da ottobre a dicembre 2018, la Scuola di Cultura Cattolica propone alla città la riflessione su testi di recente e recentissima uscita. Ad aprire il ciclo autunnale di incontri sarà la testimonianza di una storia d’amore fino ad oggi del tutto inedita: è quanto ci racconterà Rosanna Brichetti Messori in Una fede in due. La mia vita con Vittorio. “È la prima volta che la signora Messori è ospite a Bassano come protagonista di una conferenza – è il commento della Presidente della Scuola di Cultura Cattolica Francesca Meneghetti –, e siamo onorati della presenza anche del marito Vittorio, che sarà presente all’incontro e che in altre occasioni non ha mancato di farci visita a Bassano”.

Lunedì 3 dicembre, invece, con Andrea Tornielli e Pier Paolo Saleri, prosegue Meneghetti, “avremo modo di riflettere sul pensiero sociale del Papa, tema attualissimo e ricco di sfaccettature che gli autori del libro Il denaro non governaPolitica, economia e ambiente nel pensiero sociale di papa Francesco ci aiuteranno ad approfondire”.

L’evento cuore dell'autunno sarà certamente il Premio Internazionale alla Cultura Cattolica, che venerdì 9 novembre verrà conferito ad Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, insigne filosofa tedesca, grande studiosa e interprete del pensiero di Romano Guardini. “Attraverso una brillante carriera accademica, la Professoressa Gerl-Falkovitz utilizza il linguaggio e i fondamenti della filosofia dell’umanesimo e delle religioni per proporre nuove letture sull’uomo contemporaneo, guidata dalla visione del mondo cattolica”, spiega la Presidente.

Tutti gli incontri sono aperti alla cittadinanza. Le conferenze di ottobre e dicembre si terranno alle 20 presso la sala congressi dell’Hotel Palladio a Bassano. La cerimonia di consegna del Premio Cultura Cattolica, invece, si terrà alle 20:30 presso il Teatro Remondini.





Domenica 19 agosto, nella speciale cornice del Meeting di Rimini, durante l'incontro "Chiamati da ciò che ancora non è. Lo sguardo di Romano Guardini all'esistenza del cristiano", il Presidente della Scuola di Cultura Cattolica Francesca Meneghetti ha annunciato il conferimento del Premio Internazionale Cultura Cattolica alla filosofa tedesca Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz.
Dopo l'annuncio, la prof.ssa Monica Scholz-Zappa ha dato lettura della lectio magistralis che la prof.ssa Gerl-Falkovitz avrebbe dovuto tenere all'incontro, al quale però non ha potuto prendere parte a causa di un malore che l'ha trattenuta in Germania.
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Sarà Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz a ricevere il Premio Internazionale Medaglia d’oro al merito della Cultura Cattolica, il riconoscimento – giunto alla 36ª edizione – conferito dalla Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa per indicare le personalità che abbiano saputo “fare della fede cultura”.

L’annuncio verrà dato domenica 19 agosto al Meeting di Rimini da Francesca Meneghetti, presidente della Scuola di Cultura Cattolica, in apertura di un convegno dedicato a Romano Guardini. Relatrice del convegno la stessa Gerl-Falkovitz, professore emerito di Filosofia delle Religioni e Scienze Religiose Comparate all’Università di Dresda, con l’introduzione di Monica Scholz-Zappa, docente di Scienze Linguistiche e Culturali all’Università Albert-Ludwig di Friburgo in Brisgovia.

La cerimonia di consegna del Premio, giunto alla 36ª edizione, si terrà a Bassano, presso il Teatro Remondini, venerdì 9 novembre alle ore 20:30.

Come scrive il prof. Lorenzo Ornaghi, presidente della Giuria che assegna il Premio, nella motivazione, Gerl-Falkovitz, oltre essere tra i maggiori filosofi dell’attuale periodo storico, è interprete così acuta di Romano Guardini al punto da poter essere considerata «non solo l’erede intellettuale del filosofo e teologo tedesco di origine italiana, ma quasi una sua figlia spirituale». Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz è «la testimone autorevole dell’indispensabilità e vitalità del pensiero cattolico per l’intera cultura europea e per il futuro stesso dell’Europa».

Il conferimento del Premio Cultura Cattolica, quindi, intende valorizzare l’intelligenza e la passione con le quali Gerl-Falkovitz «propone alla cultura dell’Europa la katholische Weltanschauung, quale criterio di vita personale e collettiva, quale comprensione della realtà odierna nelle sue insicurezze ma anche nelle sue positive opportunità, quale costruzione ragionevole e aspettativa fiduciosa di un domani che è già parte costitutiva del tempo in cui viviamo».

“Il Premio 2018 rappresenta un’occasione speciale per la terra vicentina perché non lontano da Bassano del Grappa, a Isola Vicentina, è presente l’archivio Guardini, riferimento fondamentale per gli studi intorno al celebre teologo e centro di ricerca”, è il commento di Francesca Meneghetti, presidente della Scuola di Cultura Cattolica. Il Premio costituirà così un momento di bilancio dell’eredità culturale di Guardini, in collegamento con quanto stanno organizzando, nel cinquantenario dalla sua morte, le università tedesche e austriache che nel tempo ne hanno approfondito il pensiero, come anche l’ateneo di Trento presso il quale ha sede l’Istituto di Scienze Religiose a lui intitolato.

“Ringraziamo sentitamente il Meeting di Rimini – commenta Meneghetti – che ancora una volta rinnova una ormai decennale collaborazione nonché una bella amicizia con le Opere di don Didimo Mantiero, di cui la Scuola di Cultura è parte, ospitandoci nella sede prestigiosa del Meeting di Rimini per la presentazione in anteprima di un così significativo evento”.

“È bello vedere come l’amicizia con le Opere di don Didimo si rinnovi negli anni con il passare delle generazioni”, aggiunge Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, “la decisione poi di premiare Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz ci ha entusiasmato, un giusto riconoscimento a una studiosa nota in tutto il mondo nel cinquantesimo anniversario della morte di Guardini, al quale il Meeting quest’anno dedica anche una mostra”.
Purtroppo, nonostante le recenti comunicazioni, siamo costretti ad annullare la conferenza di lunedì 4 giugno per indisposizione della relatrice, comunicataci pochi fa. C'era molta attesa per questo incontro, pertanto abbiamo già manifestato a Milly Gualteroni il desiderio di incontrarla appena possibile. Ci scusiamo per l'imprevisto.


Lunedì 4 giugno, alle ore 20 nella sala congressi dell’Hotel Palladio, si terrà l’ultima conferenza del ciclo primaverile di incontri organizzati dalla Scuola di Cultura Cattolica. per l’occasione, l’ospite sarà Milly Gualteroni, che presenterà il suo libro “Strappata all’abisso. Dagli psicofarmaci alla fede” (Edizioni Ares, pp. 210, € 13) nel quale racconta il percorso di conversione che l’ha portata, grazie alla fede, ad uscire dal buio delle crisi depressive. Uno spettro che si presenta ogni volta in corrispondenza degli anniversari dei suicidi del padre e del fratello e che la conduce per ben tre volte a tentare di togliersi la vita. È a questo punto che Milly Gualteroni, giornalista affermata delle riviste patinate della cosiddetta “Milano da bere” (scrive, tra gli altri, per Panorama, Chi, Cosmopolitan), si interroga e si chiede se tutta questa sofferenza non sia “una chiamata di Dio”. Una domanda di significato che la porta a fare delle esperienze che le faranno riscoprire la ricchezza della fede, per poi uscire definitivamente dalla spirale depressiva.

Un tunnel per uscire dal quale non bastano medici e specialisti che le prescrivono quegli psicofarmaci che diverranno uno degli strumenti utilizzati in uno dei tentativi di togliersi la vita per overdose. Fino all’ultimo, drammatico, tentativo di affogare gettandosi in un canale. Tutti gesti che, leggendo le pagine del libro, hanno al loro interno l’eco di un grido di aiuto, che le impedisce ogni volta di abbandonarsi definitivamente al buio della morte. È una crepa all’interno della quale si infila la Grazia, “quel braccio teso che mi fatto uscire dal fiume dove stavo per annegare, quel balsamo profumato che ha lenito il dolore delle spine dei rovi che, in quell'afoso 4 agosto 1990, mi sfregiarono il viso e il corpo”.

Proprio quando la discesa all’inferno sembra aver raggiunto il fondo, ecco irrompere il Mistero, e questa donna razionale, che ironizza sulle superstizioni soprattutto se religiose, è come presa di mira da una serie di eventi inspiegabili, impressionanti.


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Lunedì 7 maggio è stato ospite della Scuola di Cultura Cattolica il prof. Mauro Ronco, professore emerito di Diritto penale all’università di Padova e presidente del Centro Studi Rosario Livatino, per la terza delle quattro conferenze del ciclo di incontri primaverili. Il tema della serata era “In nome della legge. Quando il diritto va contro la vita”.

Prendendo spunto dai fatti della cronaca più recente riferiti al caso del piccolo Alfie Evans e, tornando alla fine dello scorso anno, al suicidio assistito di Fabiano Antoniani (Dj Fabo), il prof. Ronco ha ribadito l’insegnamento che proviene dal magistero, in particolare dall’enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II.

Oggi, ha spiegato il relatore, più che di diritto alla vita nel dibattito pubblico si parla di diritto alla morte, con le rivendicazioni che puntano ad affermare l’abolizione del divieto all’aiuto al suicidio. È proprio su questo punto che si gioca la questione del rinvio alla Corte Costituzionale (che dovrà pronunciarsi ad ottobre sulla legittimità del reato di aiuto al suicidio) del caso di Marco Cappato, rinviato a giudizio per aver aiutato Dj Fabo a porre fine alla sua vita.

È iniziato tutto negli anni ’80, quando in Olanda e Belgio sono iniziate le prime “sperimentazioni” con l’introduzione dell’eutanasia ammessa in casi eccezionali; i dati dicono tuttavia che quello del cosiddetto “pendio scivoloso” (slippery slope) è un rischio altissimo: infatti nella sola Olanda, dopo i primi 9 anni di vigenza della legge nei quali il trend di crescita è stato relativamente moderato, si è poi assistito ad un’esplosione di casi di “morte legale”. “Dal 2010 al 2016 – ha spiegato Ronco – i casi di soggetti ‘eutanasizzati’ sono raddoppiati, passando dai 3136 casi del 2010 ai 6091 del 2016, fino a toccare la percentuale del 4 per cento sul totale dei morti”.

A conferma che le aree di opacità in queste situazioni sono una realtà, ha destato un certo clamore a settembre 2017 la vicenda del neurologo belga Ludo Van Opdenbosch, dimessosi dalla Commissione federale di controllo dell’eutanasia di cui era membro, perché la Commissione stessa aveva autorizzato la soppressione di un paziente affetto da demenza su richiesta dei parenti e senza che il malato si fosse espresso precedentemente in merito. una violazione della legge che ha convinto Van Opdenbosch, pur favorevole all’eutanasia, a denunciarne l’abuso nella pratica: “Non si tratta di eutanasia perché il paziente non aveva richiesto ciò; si è trattato di soppressione della vita. Non conosco altra parola per descrivere questo fatto se non la parola omicidio”.

È questo il rischio che si corre anche con l’introduzione delle DAT, ha commentato Ronco. Prima di tutto perché, se sono “dichiarazioni”, sono “l’espressione di un desiderio anche legittimo di non sottoporsi a un trattamento che si presume eccessivo”; se invece, come nel caso italiano, si tratta di “disposizioni” siamo di fronte a un “ordine tassativo dato al medico di obbedire alla volontà del soggetto”, senza la possibilità di obiezione di coscienza.

Questo aspetto rivela in realtà l’intrinseca contraddittorietà delle DAT, che per Ronco sono “l’esatto contrario del consenso informato”. Il presupposto su cui si fonda il consenso informato, ha spiegato, è che il paziente sia a conoscenza del percorso clinico a cui verrà sottoposto e possa valutare se questo sia accettabile o eccessivo rispetto ai risultati che ci si propone di ottenere. Con le DAT, invece, “la richiesta di interruzione delle cure viene data ora per allora”, negando così il principio dell’attualità del consenso.

Se la legge sulle DAT approvata dal Parlamento italiano non introduce direttamente l’eutanasia, è innegabile che contenga dei punti improntati a un evidente sentiment eutanasico. Primo fra tutti, ha dichiarato Ronco, l’assenza del riconoscimento del diritto inviolabile alla vita e la sua parificazione – fin dall’art. 1 della legge – con il diritto all’autodeterminazione. È scomparso il divieto dell’aiuto al suicidio e all’omicidio del consenziente; è stata eliminata l’obiezione di coscienza ed anche abolito il principio di beneficialità come fondamento dell’attività medica. Inoltre, l’idratazione e la nutrizione vengono considerati trattamenti sanitari (che diventano così rifiutabili), mentre invece si tratta di sostegni vitali irrinunciabili. Un grande problema è costituito poi da come potranno essere gestiti i casi dei minorenni e degli incapaci: la legge prevede infatti che il consenso all’interruzione dei trattamenti possa essere dato anche solo dal tutore o dall’amministratore di sostegno, aprendo in questo modo la strada all’eutanasia “passiva” e “non si può non intravedere in questa norma il rischio concreto dell’espropriazione del diritto alla libertà e alla vita nei riguardi di un sempre maggior numero di persone”.



Per ricordare i 50 anni dalla morte del grande Giovannino Guareschi, la Scuola di Cultura Cattolica propone per domenica 29 aprile 2018 una gita al suo paese natale (Roncole Verdi). Ci sarà l'accompagnamento del figlio di Giovannino, Alberto Guareschi, che proprio a Roncole ha allestito un museo sulla figura del padre per dare la possibilità a tutti di conoscere questa figura di genitore, scrittore, giornalista e vero testimone di fede incarnata nella vita di tutti i giorni.
Con l'occasione, nel pomeriggio, è previsto uno spostamento a Cremona per una visita al bellissimo Duomo e al battistero.
Il programma preciso della giornata sarà il seguente:

ore 07:00 - Partenza dai campi sportivi di via Ca' Dolfin a Bassano
ore 10:00 - Visita alla mostra Antologica "Giovannino nostro babbo"
ore 12:00 - Pranzo a sacco
ore 14:00 - Trasferimento a Cremona e celebrazione della S. Messa
ore 16:00 - Visita al Duomo e al Battistero
ore 18:00 - Partenza per Bassano (arrivo previsto per le 20:30 circa)

Le quote di partecipazione sono di 15,00 € per gli adulti e di 10,00 € per bambini e ragazzi.
Per informazioni e iscrizioni: infoscuoladiculturacattolica.org



Sabato 24 marzo
 ci sarà il tradizionale pellegrinaggio a piedi al Santuario della Madonna del Covolo. 

Poiché il Santuario non è agibile a causa di lavori in corso, si farà ugualmente la salita a piedi ma non la S. Messa che, solo per quest’anno, sarà celebrata nella chiesa parrocchiale di Crespano del Grappa alle ore 18.30.

 

Ecco il programma della giornata: 

ore 16.30: Ritrovo presso la stazione delle corriere di Crespano e salita a piedi al Santuario.

Si terminerà il S. Rosario nel piazzale del Santuario.

Discesa a Crespano per la S. Messa delle 18.30 nella chiesa parrocchiale.



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C’è bisogno di costruire e coltivare il rapporto con Dio, se vogliamo che trovi compimento l’amore incondizionato, assoluto ed esclusivo che il nostro cuore desidera. Per farlo bisogna vivere in una sorta di monastero moderno, un “monastero wi-fi”, come definisce la giornalista e scrittrice Costanza Miriano, ospite della Scuola di Cultura Cattolica lunedì 5 marzo per presentare il suo libro “Si salvi chi vuole. Manuale d’imperfezione spirituale”.

Un “monastero wi-fi”, dunque, per esprimere la fratellanza con tanti amici vicini e lontani, tutti collegati l’un l’altro dalla comune ricerca di un rapporto forte con il Signore e per sottolineare la tensione a diventare dei “monaci” anche se immersi nelle mille incombenze quotidiane, perché “il monaco è colui che è unitario, cioè che si ricorda del Signore qualsiasi cosa faccia”.

Il monastero dev’essere fondato su cinque pilastri, che Miriano ha individuato nella Parola di Dio, nella preghiera, nella Confessione, nell’Eucaristia e nel digiuno.

“Dovendo cercare il volto di Dio, la prima fonte che abbiamo sono le parole che Lui ci ha lasciato”, ha commentato, con la consapevolezza che “tutto viene dall’ascolto, come diceva San Paolo”. Anche se la comprendiamo con l’intelligenza, “la Parola di Dio opera in noi nel nostro cuore, sciogliendo le nostre paure, che sono la causa della nostra non-fede”.

La preghiera poi non dev’essere “una richiesta di cose”. L’unica vera preghiera è “sia fatta la tua volontà” con il cuore, “perché se abbiamo un Padre che ci ama la sua volontà è sicuramente il meglio per noi”.

La terza colonna è la confessione, che “è un po’ come fare la radiografia alla nostra anima”, ha spiegato la scrittrice. La confessione è un’arma potentissima, ha proseguito, scherzando sul modo in cui l’ha definita la sua editor ebrea non credente, ossia “una psicoterapia gratis”.

L’Eucaristia quotidiana, la quarta colonna, è invece per Miriano “il modo di mettere le cose a posto offrendo a Dio il quotidiano”; e infine il digiuno, che “non è tanto ciò che noi offriamo a Dio, ma ciò che permettiamo a Lui di fare in noi”.

Tutte queste sono cose difficili da dire e sentire, soprattutto con la cultura dominante di oggi “che respinge l’idea di autorevolezza e di sacrificio” e ci induce a pensare che l’uomo è artefice di tutte le cose, compreso se stesso, “mentre entrare il relazione con la realtà significa abbandonare le nostre fantasie su noi stessi e ci aiuta a capire chi siamo”.

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