Le opere di don Didimo Mantiero



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Famiglia e vita sono state al centro del primo incontro del ciclo primaverile della Scuola di cultura cattolica, che ha visto come relatore il domenicano p. Giorgio Carbone. L’intervento di p. Carbone ha preso le mosse dalla constatazione che tutta la rivelazione biblica è un “mistero nuziale”. “Quando noi siamo chiamati ad esistere – ha affermato – siamo chiamati a partecipare a questo mistero” e non deve stupire che proprio su tale disegno di amore si concentri l’opera distruttiva del Maligno: da qui i continui attacchi alla famiglia e alla vita degli ultimi decenni.

Uno dei grandi meriti dell’enciclica Humanae Vitae di Papa Paolo VI è quello di aver rivelato quale sia il disegno di Dio  sull’amore coniugale, che è una “manifestazione in cui lui e lei vivono il disegno sponsale che Dio ha sull’umanità”.

E quali sono i fini del matrimonio? La generazione dei figli e la comunione degli sposi, dice il catechismo di Pio X. Il fine più alto del sacramento del matrimonio, ha aggiunto Carbone, è la santità dei coniugi. La metafora più appropriata è quella della donazione: “tu ti dai tutto per sempre. L’amore totale, volontario e incondizionato non contempla condizioni (temporali o legate alla contingenza)”. L’amore coniugale, perciò, è “totale, fedele e fecondo”. L’aspetto della fecondità, della maternità e della paternità, sono centrali in Humanae Vitae: Paolo VI parla di “procreazione”, che è cosa diversa dalla “riproduzione”. Procreare significa che i genitori compartecipano consapevolmente con Dio alla creazione, che è una missione altissima.

“Donazione di sé e procreazione – ha proseguito – sono inscindibili dall’atto di unione”: se si ammette la contraccezione, e quindi se si sgancia l’atto di unione dalla sua finalità procreativa, “non si avranno più argomenti per contrastare la fecondazione artificiale, l’infedeltà, la fornicazione, l’aborto, il divorzio, la denatalità, l’omosessualità”. Sta qui il carattere profetico di Humanae Vitae che ha dato il titolo all’incontro.

La diffusione della mentalità contraccettiva non è priva di conseguenze per le stesse donne, in prima battuta. Essa rischia infatti di trasformare l’unione da una “societas di amore” a una unione strumentale finalizzata alla riproduzione, perciò il primo rischio è che l’uomo inizi a considerare la donna uno strumento, un mezzo.

È importante che la Chiesa parli di temi legati alla legge naturale, ha poi precisato p. Carbone rispondendo a una domanda del pubblico, perché essa non è una legge fisica. “La legge morale non è una l’azione conseguente di fenomeni, ma è la ragionevolezza pratica nel cogliere dei beni la cui realizzazione consiste nel perfezionamento dell’uomo. Siccome la Chiesa si occupa di salvare l’uomo, tutto l’uomo, allora si occupa anche di temi legati alla morale naturale”.

Perché la Chiesa oggi parla pochissimo delle vite perdute nella fecondazione artificiale? “Il card. Biffi sosteneva che contro l’insipienza umana siamo disarmati. Si parla d’altro per non guardare la realtà: su 100 embrioni che vengono prodotti in vitro ne arrivano al parto, se va bene, in 6 e gli altri finiscono nel lavandino”.

Padre Carbone ha concluso evidenziando come la stessa Humanae Vitae sia stata contestata, a suo tempo. Alcune Conferenze episcopali la osteggiarono, altre la sostennero. Tra i sostenitori vi furono, ad esempio, i cardinali Albino Luciani e Karol Wojtyla. “In molti uomini di Chiesa però c’è la tendenza alla mondanizzazione, ad andare al passo con il mondo anziché seguire Cristo”.

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